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Zinco, magnesio, selenio e ferro nelle tiroiditi autoimmuni

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Zinco, magnesio, selenio e ferro nelle tiroiditi autoimmuni

Un gruppo di esperti statunitensi ha eseguito una revisione della letteratura scientifica riguardante gli effetti di minerali come zinco, selenio, magnesio e ferro nelle persone con tiroidite di Hashimoto. Sulla base dell’analisi dei dati disponibili, hanno concluso che mancano conferme definitive dei benefici della supplementazione nutrizionale con questi elementi e che sono necessari altri studi.

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Da decenni l’approccio principale nella gestione dell’ipotiroidismo provocato dalle tiroiditi autoimmuni consiste nella somministrazione di levotiroxina e l’obiettivo primario è quello di correggere le alterazioni di laboratorio, come quelle relative al TSH che caratterizzano queste patologie. La diffusione delle tiroiditi autoimmuni è in continuo aumento e, negli Stati Uniti, si stima una prevalenza di circa 5 casi su 1000. Ne sono affette prevalentemente le femmine, nella fascia di età compresa fra 35 e 45 anni. Tale andamento epidemiologico ha stimolato la valutazione dei fattori che favoriscono lo sviluppo di queste malattie e, tra questi, è stato ipotizzato che ci sia la carenza di elementi nutrizionali come zinco, selenio, ferro e magnesio. Una percentuale di soggetti con tiroidite di Hashimoto, compresa fra il 10 e il 15%, non presenta auto-anticorpi caratteristici di tali quadri e un 10% di chi ha tiroidite di Hashimoto e ipotiroidismo continua ad avere sintomi anche dopo che i livelli di TSH nel sangue sono tornati normali con la somministrazione di levotiroxina. Secondo gli autori della revisione, questi riscontri suggerirebbero che, almeno in dei sottogruppi di soggetti, a fianco ai ben noti meccanismi di autoimmunità se ne sviluppino altri dovuti, appunto, a carenze nutrizionali e a fattori ambientali. Nell’articolo vengono approfonditi i processi patologici che si attivano nella tiroidite di Hashimoto, come ad esempio quelli provocati dallo stress ossidativo. Si passano quindi in rassegna le evidenze sull’effetto dei sopra citati minerali su tali meccanismi. Lo zinco, ad esempio, ha dimostrato un’azione antiossidante in varie prove sperimentali, ma non si sono avute conferme di un suo beneficio nella tiroidite autoimmune. Il ruolo del magnesio nella fisiologia della ghiandola tiroidea non è ben definito, ma tale elemento ha dimostrato effetti positivi nel contrastare lo stress ossidativo e l’infiammazione.

Qualche studio ha rilevato l’efficacia del magnesio nel ridurre gli auto-anticorpi, indicativi dell’infiammazione autoimmune della tiroide, ma la casistica limitata e la possibile interferenza di fattori confondenti rende non conclusive queste evidenze. Molto meglio definito è il ruolo del ferro nella fisiologia della tiroide ed è frequente l’associazione fra tiroiditi e altre malattie autoimmuni che provocano anemia. Nelle donne, l’ipotiroidismo si può presentare anche con mestruazioni particolarmente abbondanti che, a loro volta, determinano carenza di ferro. Alcuni studi hanno rilevato una prevalenza del 57% di anemia nelle persone con ipotiroidismo. A fronte di queste conoscenze, mancano ricerche su ampie casistiche che dimostrino una relazione causa-effetto fra carenza di ferro e tiroiditi autoimmuni. Anche per il selenio sono stati raccolti riscontri su un ruolo rilevante nella funzione della tiroide e varie ricerche hanno dimostrato l’associazione fra carenza di selenio e processi di autoimmunità a carico della tiroide. Inoltre, una metanalisi eseguita nel 2016 ha concluso che la somministrazione di selenio ha indotto una riduzione significativa degli auto-anticorpi caratteristici delle tiroiditi autoimmuni. Gli autori della revisione hanno analizzato accuratamente tutte le ricerche sugli effetti del selenio e hanno concluso che, se pure promettenti, i dati prodotti sono penalizzati da limiti dovuti alla ridotta casistica e all’effetto confondente di fattori come età, sesso, livello della funzione tiroidea e presenza di altre malattie. Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che solo l’esecuzione di studi su ampie casistiche potrà confermare il ruolo della supplementazione nutrizionale con minerali come zinco, magnesio, selenio e ferro nella cura delle tiroiditi autoimmuni.        

Tommaso Sacco

Fonte: An Untapped Remedy for Autoimmune Hypothyroidism? Cureus 12(10): e11008.