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Valutata la rilevanza dell’ipotiroidismo subclinico nelle persone di più di 80 anni

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Valutata la rilevanza dell’ipotiroidismo subclinico nelle persone di più di 80 anni

Un gruppo internazionale di ricercatori ha valutato gli effetti dell’ipotiroidismo clinicamente evidente e di quello subclinico nelle persone di ottanta anni e più. I risultati hanno indicato che, in questi soggetti, l’ipotiroidismo subclinico non si associa a un aumento del rischio di decesso.

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Le disfunzioni della tiroide clinicamente evidenti e subcliniche sono facilmente individuabili, spesso si riescono a correggere e sono state poste in relazione con importanti esiti clinici, negli adulti e anche, più raramente, in bambini e in adolescenti, mentre sono state studiate meno nelle persone più avanti in età. Nella scheda dedicata all’ipotiroidismo subclinico si ricorda che una riduzione relativa della funzione tiroidea è considerata normale negli anziani, ma anche che nella terza età, come nelle precedenti fasi della vita, gli ormoni tiroidei hanno un ruolo fondamentale nel mantenimento di una corretta funzione dell’organismo. Du Puy e colleghi hanno eseguito una ricerca per rilevare, in soggetti di età superiore o uguale a 80 anni, eventuali associazioni fra disfunzioni clinicamente evidenti o subcliniche della tiroide da una parte e, dall’altra, attività quotidiane, efficienza delle funzioni cognitive, sintomi di depressione, funzione fisica e frequenza di decesso. Sono stati analizzati i dati di 4 casistiche seguite in maniera prospettica nello studio TULIPS (Towards Understanding Longitudinal International older People Studies, in italiano: studi internazionali longitudinali per la comprensione nelle persone anziane). È stata eseguita una metanalisi per dati individuali sui dati di soggetti di età superiore o uguale a 80 anni dei seguenti Paesi: Olanda, Nuova Zelanda, Gran Bretagna e Giappone. Le variabili sopra descritte sono state registrate all’inizio della ricerca e nei 5 anni successivi. I risultati hanno indicato che, sul totale di 2116 soggetti valutati al basale, con età media 87 anni e intervallo di età 80-109 anni, 1811 (85.6%) avevano una normale funzione della tiroide, 105 (5%) avevano un ipotiroidismo clinicamente evidente, 136 (6.4%) un ipotiroidismo subclinico, 60 (2.8%) un ipertiroidismo subclinico e 4 (0.2%) un ipertiroidismo clinicamente evidente. I casi che, alla valutazione iniziale, avevano un’alterata funzione della tiroide hanno presentato differenze non significative, rispetto agli eutiroidei, riguardo alle attività svolte nella vita quotidiana, all’efficienza delle funzioni cognitive, ai punteggi indicativi della presenza di depressione e alla forza fisica. Non ci sono state differenze riguardo alle modificazioni di queste variabili nelle persone con disfunzioni della tiroide nei 5 anni successivi. Rispetto agli eutiroidei, non si sono osservate differenze, riguardo alla sopravvivenza, nelle persone con con ipotiroidismo clinicamente evidente (rapporto di rischio 1.0; intervallo di confidenza al 95% 0.6-1.6), in quelle con ipotiroidismo subclinico (rapporto di rischio 0.9; intervallo di confidenza al 95% 0.7-1.2), in quelle con ipertiroidismo subclinico (rapporto di rischio 1.1; intervallo di confidenza al 95% 0.8-1.7) e in quelle con ipertiroidismo clinicamente evidente (rapporto di rischio 1.5; intervallo di confidenza al 95% 0.4-5.9). I risultati non sono cambiati dopo aver escluso le persone che assumevano farmaci con effetti sulla tiroide.

Nelle conclusioni Du-Puy e colleghi hanno evidenziato che persone di 80 anni o più con ipotiroidismo subclinico non hanno presentato alterazioni funzionali o rischio di decesso diversi rispetto agli eutiroidei.  Che indicazioni pratiche si possono trarre dai risultati di questa ricerca? Che lievi riduzioni della finzione della tiroide nelle persone di oltre 80 anni possono non avere conseguenze negative sul loro benessere e sul rischio di decesso, probabimente perché possono essere espressione del “rallentamento” delle funzioni caratteristiche della terza età. D’altra parte, altri studi hanno dimostrato che, in chi ha fattori di rischio cardiovascolari, le alterazioni della funzione della tiroide devono essere controllate con attenzione e, se necessario, corrette. Ciò vale soprattutto per i soggetti fino a 65 anni, ma non esclude che debbano essere seguiti con attenzione anche quelli più avanti in età.                      

Tommaso Sacco

Fonte: Outcomes of thyroid dysfunction in people aged 80 years and older: an individual patient data meta-analysis of four prospective studies (TULIPS consortium); Thyroid 2020 Oct 3