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Il tumore alla tiroide è davvero in aumento?

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Il tumore alla tiroide è davvero in aumento?

Il numero di diagnosi di tumori alla tiroide è in aumento. Non in tutti i casi si tratta però di forme aggressive con un andamento preoccupante: le cure vanno quindi valutate caso per caso sulla base dei reali rischi e benefici. Questo è quanto suggeriscono l’Associazione Americana degli Endocrinologi Clinici e il Collegio Americano delle Malattie Endocrinologiche a conclusione di un’analisi sull’effettiva incidenza di questo tumore negli Stati Uniti.

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Negli ultimi decenni si è assistito a un aumento del numero di tumori alla tiroide individuati: sembra infatti che l’incidenza, ossia il numero di nuovi casi ogni anno, sia triplicata negli ultimi 30 anni.

La lettura di questo dato deve però tenere conto di diversi aspetti. All’aumento delle diagnosi di tumori, infatti, ha contribuito da un lato la tendenza a effettuare più controlli, sia prescritti dai medici, che richiesti da persone sempre meglio informate. Dall’altro c’è la maggiore disponibilità di esami più accurati e precisi. Esami sempre più evoluti individuano anche lesioni neoplastiche di piccole dimensioni e forme di tumore che in alcuni casi possono rimanere silenti, cioè non dare sintomi né segni, anche per tutta la vita.

L’Associazione Americana degli Endocrinologi Clinici e il Collegio Americano delle Malattie Endocrinologiche hanno voluto avviare una ricerca per verificare se la più frequente individuazione di un numero elevato di tumori della tiroide potesse dipendere, oltre che dal perfezionamento degli strumenti di diagnosi, anche da influenze esercitate dall’ambiente. Va ricordato, infatti, che un marcato aumento di frequenza di queste neoplasie in alcuni Paesi europei fu posto in relazione con l’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl. L’unico fattore ambientale che, secondo i risultati di questa ricerca, può essere effettivamente associato allo sviluppo di tumore alla tiroide è l’esposizione alle radiazioni. Si tratta però di un’eventualità poco frequente che quindi, probabilmente, provoca, ogni anno, un numero molto basso di nuovi tumori della tiroide.

La correlazione tra cancro alla tiroide e altri fattori, come ad esempio l’eccessiva o la ridotta o mancata introduzione di iodio, il diabete o l’obesità, non è emersa chiaramente.

In conclusione, gli autori auspicano che studi futuri possano far luce su quali tumori della tiroide necessitino realmente di trattamento, e che i medici, a loro volta, possano spiegare chiaramente, a coloro ai quali viene diagnosticato un tumore alla tiroide di dimensioni minime e senza sintomi, quali siano i reali rischi e benefici del trattamento.

Queste raccomandazioni sono coerenti l’attuale tendenza a ridimensionare i rischi relativi ad alcuni tumori, fra i quali quelli della tiroide, da parte di esperti e Società Scientifiche, e delle conseguenti indicazioni a ridurre controlli e trattamenti ai soli casi giudicati più rischiosi. Quello che resta da capire è se approcci meno “aggressivi” porteranno, in futuro, a risultati, in termini di guarigione dei tumori o di sopravvivenza a queste patologie, uguali o migliori di quelli ottenuti, in tempi recenti, facendo più esami e curando più malati.

Testi a cura della redazione scientifica Editamed

Fonte: American Association of Clinical Endocrinologists and American College of Endocrinology Disease State Clinical Review: The Increasing Incidence of Thyroid Cancer, Endocrine Practice, 2015 Jun;21(6):686-96