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Può il TSH indicare la malignità dei noduli della tiroide?

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Può il TSH indicare la malignità dei noduli della tiroide?

Un gruppo di specialisti italiani ha eseguito uno studio per verificare se, in soggetti con normale funzione tiroidea, le concentrazioni di TSH nel sangue potevano essere indicative della natura maligna di noduli tiroidei che non era stato possibile caratterizzare con la citologia. I risultati hanno indicato che, in questi casi, i valori di TSH vicini al valore massimo della norma sono associati a un rischio aumentato di malignità.

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Nell’introduzione dell’articolo si ricorda che l’esame dell’agoaspirato, vale a dire l’aspirazione del contenuto del nodulo che permette il successivo esame citologico del materiale, è una procedura sicura, poco invasiva, con ridotto rischio di complicanze e che ha un buon rapporto fra costo ed efficacia. L’unico limite di questo esame è che, in alcuni casi, la citologia non permette di determinare la natura maligna del nodulo. Questo crea la necessità di ulteriori verifiche, indispensabili per decidere il trattamento. Alcuni studi hanno indicato che la misurazione della concentrazione nel sangue del TSH fornisce indicazioni sulla natura maligna del nodulo. Confermare questa evidenza è importante perché il dosaggio del TSH è facile ed economico. Cappelli e colleghi hanno quindi eseguito uno studio analizzando le cartelle di persone sottoposte ad agoaspirato di noduli della tiroide dal settembre 2014 al febbraio 2018. Sono stati inclusi nello studio i casi nei quali la risposta dell’esame citologico non aveva permesso di confermare la natura maligna del nodulo e che avevano un valore di TSH nei limiti della norma. Sono stati esclusi i soggetti in trattamento con levotiroxina o metformina, perché ambedue i trattamenti possono ridurre i livelli di TSH. Tutti gli esami citologici erano stati eseguiti applicando i criteri diagnostici proposti a questo scopo da una recente Consensus di esperti italiani, dedicata a tale procedura diagnostica. I casi presi in considerazione erano stati sottoposti successivamente a tiroidectomia parziale o totale e il tessuto ghiandolare asportato era stato valutato al microscopio. Sulla base di quest’ultima verifica, è stata individuata una lesione maligna nel 19.6% dei noduli e, in questi casi, le concentrazioni nel sangue di TSH erano normali, ma superiori a quelle rilevate nelle persone con noduli benigni. I rispettivi valori di TSH sono stati 3.03 ± 1.16 nel sottogruppo con noduli maligni e 2.37 ± 1.19 in quelli con lesioni benigne. Per definire meglio il ruolo del TSH come indicatore della presenza di cancro della tiroide, la casistica con tumori maligni è stata suddivisa, a sua volta, in quattro gruppi di soggetti con diversi livelli di TSH, sempre compresi nei limiti della norma. Da questa ulteriore analisi è emerso che la frequenza di cancro era del 12.2% nel raggruppamento con i livelli più bassi di TSH e del 50% in quello con le concentrazioni più elevate. Infine, si è rilevato che concentrazioni nel sangue di TSH superiori o uguali a 2.7 mIU/L si sono associate alla presenza di un tumore maligno con una sensibilità del 61% e una specificità del 65%.

Nelle conclusioni, Cappelli e colleghi hanno sottolineato che, nel loro studio, concentrazioni nel sangue di TSH ai limiti superiori dell’intervallo di normalità si sono associate alla malignità del nodulo in soggetti, eutiroidei, nei quali il risultato della citologia non era stato conclusivo. Per questo motivo, hanno proposto la misurazione del TSH come variabile da utilizzare nel percorso diagnostico dei noduli della tiroide.         

Tommaso Sacco

Fonte: Could serum TSH levels predict malignancy in euthyroid patients affected by thyroid nodules with indeterminate cytology? International Journal of Endocrinology, Apr 21, 2020