Nelle persone con tiroiditi autoimmuni croniche non aumenta il rischio di cancro

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Nelle persone con tiroiditi autoimmuni croniche non aumenta il rischio di cancro

Un gruppo di specialisti italiani ha eseguito uno studio per verificare il rischio di cancro differenziato della tiroide nelle persone con tiroiditi croniche autoimmuni, come tiroidite di Hashimoto e malattia di Graves. I risultati hanno indicato che, su un periodo di osservazione di 10 anni, la presenza di infiammazioni croniche della ghiandola non ha aumentato il rischio di sviluppare la neoplasia.

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Rotondi e colleghi sono partiti dalla considerazione che erano contraddittorie le evidenze disponibili circa il rapporto fra tiroiditi croniche autoimmuni, come la tiroidite di Hashimoto e la malattia di Graves, e il cancro differenziato della tiroide. Infatti, se è vero che con discreta frequenza le diagnosi di cancro differenziato della tiroide vengono formulate in casi di tiroidite cronica autoimmune, non è detto che ciò dipenda da un effetto delle tiroiditi nel favorire lo sviluppo del tumore e non, piuttosto, dal fatto che chi ha una tiroidite viene sottoposto più spesso a ecografie e ad altri esami diagnostici specifici. Per contribuire a chiarire la relazione fra infiammazioni croniche autoimmuni della tiroide e rischio di neoplasia, Rotondi e colleghi hanno eseguito uno studio retrospettivo longitudinale di popolazione. Sono stati analizzati i casi di 510 soggetti con tiroiditi croniche autoimmuni che erano stati seguiti per 10 anni. La casistica è stata suddivisa in due gruppi, in base alla presenza (115 casi) o all’assenza (395 casi) di noduli al momento della prima diagnosi di tiroidite. Le principali variabili considerate sono state: la comparsa di nuovi noduli o lo sviluppo di un cancro differenziato della tiroide durante il periodo di osservazione. I risultati hanno indicato che, nei dieci anni successivi alla diagnosi di tiroidite autoimmune, nuovi noduli sono comparsi nel 29.5% dei casi (34 su115) nei quali tali lesioni erano già presenti in occasione della prima diagnosi. Nelle persone che non ne avevano alla prima diagnosi, nuovi noduli sono comparsi nel 10.3% dei casi (41 su 395). Mediante un’analisi statistica specifica si è rilevato che un maggiore volume della ghiandola e la presenza di noduli alla prima diagnosi erano associati, in maniera significativa, allo sviluppo di altri noduli durante il periodo di osservazione, indipendentemente da variabili come età e sesso. Dei 75 soggetti nei quali si è sviluppato un nuovo nodulo, 27 (39%) hanno risposto ai criteri per l’esecuzione di un agoaspirato, come approfondimento diagnostico. Tutti i noduli sono risultati benigni.

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che lo sviluppo di nuovi noduli nelle persone con tiroiditi croniche autoimmuni è stato frequente, ma che nessuna delle lesioni è risultata maligna. Sulla base di tali riscontri, è trascurabile il rischio di sviluppare un cancro differenziato della tiroide clinicamente manifesto in chi ha un’infiammazione autoimmune cronica della ghiandola.             

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