Tiroiditi autoimmuni e risultati della PMA

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Tiroiditi autoimmuni e risultati della PMA

Un gruppo di specialisti italiani ha eseguito una revisione sistematica della letteratura con metanalisi per verificare l’effetto delle tiroiditi autoimmuni sui risultati della Procreazione Medicalmente Assistita e sugli indicatori della riserva ovarica. I risultati hanno suggerito che le tiroiditi autoimmuni influenzano negativamente alcuni degli esiti della PMA.

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Le malattie autoimmuni della tiroide sono molto frequenti nelle donne in età fertile ed è quindi importante verificare l’impatto di tali patologie sulla funzione delle ovaie e sulla fertilità. Per questo motivo, Busnelli e colleghi hanno eseguito una revisione della letteratura con metanalisi focalizzata su due argomenti: la relazione tra presenza di tiroiditi autoimmuni e risultati delle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita autologa e quella fra tle medesime malattie della tiroide e riscontri relativi agli indicatori della riserva ovarica. Per quanto riguarda gli esiti della PMA, sono state considerate le frequenze di: fertilizzazione, impianto, gravidanza clinica, aborto e nascita di bambino vivo. Come indicatori della riserva ovarica, sono stati presi in esame: le concentrazioni nel sangue dell’ormone anti-Mülleriano, i livelli dell’ormone follicostimolante, la conta dei follicoli antrali e il numero degli ovociti recuperati. Sono stati esclusi articoli che riportavano i risultati di studi eseguiti su donne con iper- o ipotiroidismo clinicamente evidenti. Le pubblicazioni sono state ricercate nei maggiori archivi in rete di letteratura scientifica. Su un totale di 432 articoli trovati, 22 sono stati usati per l’analisi dell’effetto delle tiroiditi autoimmuni sugli esiti della PMA (gruppo 1) e 26 per l’analisi sugli indicatori della riserva ovarica (gruppo 2). La presenza di tiroiditi autoimmuni si è associata a un rischio maggiore di aborto (7606 casi, rapporto di probabilità 1.52; intervallo di confidenza al 95% 1.14-2.01; p=0.004; I2=53%), a una più bassa probabilità di impianto dell’embrione nell’utero (7118 casi, rapporto di probabilità 0.72; intervallo di confidenza al 95% 0.59-0.88; p=0.001; I2=36%) e a una riduzione della frequenza di nascita di bambino vivo (11417 casi, rapporto di probabilità 0.73; intervallo di confidenza al 95% 0.56-0.94; p=0.02; I2=71%). Gli autori hanno notato che queste relazioni, tra presenza di tiroiditi autoimmuni e peggioramento di alcuni esiti della PMA, non si sono osservate nel sottogruppo di donne sottoposte a iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI). La frequenza della fertilizzazione e quella della gravidanza clinica, come anche i valori medi degli indicatori della riserva ovarica, non sono stati influenzati dalla presenza delle tiroiditi autoimmuni.

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato un’aumentata probabilità di risultati negativi della PMA nelle donne sottoposte a tali trattamenti. Hanno anche aggiunto che l’affidabilità dei risultati della loro metanalisi è limitata dalla qualità relativamente bassa delle evidenze disponibili in letteratura e dall’eterogeneità dei metodi impiegati in alcune metanalisi.    

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