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Tiroidite di Hashimoto: la dieta per l’autoimmunità non migliora la funzione tiroidea

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Tiroidite di Hashimoto: la dieta per l’autoimmunità non migliora la funzione tiroidea

Un gruppo di esperti statunitensi ha valutato, in uno studio pilota, gli effetti di una dieta, accompagnata da modificazioni delle abitudini di vita, sugli esami di laboratorio indicativi dell’andamento della tiroidite di Hashimoto e sulla qualità di vita di donne affette da questa patologia. I risultati hanno dimostrato che, a fronte di un significativo miglioramento della qualità di vita, non c’è stata alcuna influenza sui dati di laboratorio.

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La tiroidite di Hashimoto è una malattia della tiroide provocata da meccanismi di autoimmunità e, in molti Paesi, è la causa più frequente di ipotiroidismo. Nonostante questa condizione sia trattata con prodotti sostitutivi degli ormoni della tiroide, in molti casi i sintomi permangono e si riduce la qualità di vita. Abbott e colleghi hanno eseguito una valutazione pilota dell’efficacia di un approccio multidisciplinare consistente in una dieta e in modificazioni delle abitudini di vita sull’andamento dei sintomi e sugli esami di laboratorio indicativi della funzione della tiroide. Sono stati arruolati nella ricerca 17 soggetti di sesso femminile, normopeso o sovrappeso, con Indice di Massa Corporea inferiore a 29.9 kg/m2. L’età era compresa fra 20 e 45 anni e tutti avevano una diagnosi confermata di tiroidite di Hashimoto. Le persone arruolate sono state supportate, con un addestramento in rete, nell’applicazione della dieta e delle modificazioni delle abitudini di vita. La dieta è stata quella denominata Protocollo Autoimmune (in inglese Autoimmune Protocol: AIP), che prevede l’eliminazione di alcune componenti in fasi successive. Prima dell’inizio dello studio e dopo 10 settimane dall’attivazione degli approcci previsti dal Protocollo Autoimmune, sono stati compilati diversi questionari finalizzati a raccogliere riscontri sulla qualità di vita, sui sintomi e sul peso della malattia. Agli stessi tempi sono stati eseguiti anche gli esami di laboratorio mirati a verificare la funzione della tiroide e l’andamento della tiroidite. Sedici delle 17 donne arruolate hanno completato tutte le valutazioni. Si è registrato un miglioramento significativo della qualità di vita e, in particolare, sono migliorate la funzione fisica, lo stato emozionale, la vitalità e la percezione del benessere generale. Il punteggio indicativo della gravità dei sintomi, prodotto mediante la compilazione di un questionario denominato questionario dei sintomi medici (in inglese Medical Symptoms Questionnaire: MSQ), è diminuito da 92 ± 25 a 29 ± 20. A fronte di tutte queste evidenze positive soggettive, non si sono rilevate modificazioni statisticamente significative di esami di laboratorio come TSH, T4, FT4, T3, FT3, autoanticorpi e della proteina C-reattiva valutata come indice di infiammazione.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che l’approccio multidisciplinare, erogato attraverso la rete e mirato a modificare alimentazione e abitudini di vita, ha sì migliorato indicatori relativi alla qualità della vita e alla funzionalità fisica e mentale di soggetti affetti da tiroidite di Hashimoto, ma non ha modificato in alcun modo i parametri di laboratorio indicativi dell’andamento di tale malattia. Ciò indicherebbe che la dieta denominata protocollo autoimmune non influenza l’andamento dell’infiammazione a carico della ghiandola.

Tommaso Sacco

Fonte: Efficacy of the Autoimmune Protocol Diet as Part of a Multi-disciplinary, Supported Lifestyle Intervention for Hashimoto’s Thyroiditis; Cureus 2019; 11(4): e4556.