La tiroide e le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita

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La tiroide e le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita

Un esperto italiano di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) ha pubblicato una revisione della letteratura dedicata alla relazione fra malattie della tiroide e PMA. Oltre a passare in rassegna i dati disponibili nell’articolo si forniscono indicazioni per la pratica clinica.

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Le tiroiditi autoimmuni, che si manifestino o meno con un ipotiroidismo, sono malattie diffuse, soprattutto nei soggetti di sesso femminile, e sono spesso causa di accesso ad ambulatori specialistici di endocrinologia. Anche l’infertilità è una condizione frequente, che in circa un terzo dei casi è dovuta a un fattore femminile, cioè il concepimento non si ottiene per problemi, di vario genere, relativi all’apparato riproduttivo della femmina della coppia. Nell’articolo Roberto Negro ricorda che, negli ultimi quindici anni, sono stati pubblicati molti studi che hanno valutato i meccanismi che potevano porre in relazione la presenza di tiroiditi autoimmuni, con l’andamento degli esiti delle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita. A causa del numero limitato di casi valutati in tali ricerche, si sono raccolti dati contrastanti. Per questo motivo, a suo parere non è possibile trarre conclusioni circa un possibile impatto negativo della presenza delle tiroiditi autoimmuni e dell’ipotiroidismo subclinico sugli esiti della PMA valutati con la frequenza di gravidanze e quella di aborti o con la percentuale nascite di bambini vivi. D’altra parte i dati indicano che c’è, in generale, una tendenza alla riduzione della riserva ovarica e della qualità degli ovociti nelle donne con questi tipi di problemi della tiroide. Inoltre, si è osservato che alcuni protocolli di stimolazione ovarica possono alterare la funzione della tiroide nelle femmine che hanno una tiroidite autoimmune che assumano o meno levotiroxina.

Nelle conclusioni, l’autore segnala che una donna con tiroidite autoimmune o ipotiroidismo subclinico è a rischio di sviluppare un aumento del TSH durante le procedure di Procreazione Medicalmente Assistita e che la concentrazione nel sangue di questo ormone dovrebbe essere inferiore a 2.5 mIU/L prima di iniziare un ciclo di stimolazione ovarica. In buona sostanza, è importante che questi soggetti siano seguiti con controlli molto attenti e frequenti e si avvii tempestivamente una terapia con levotiroxina, o se ne aumenti la dose se viene già assunta, se si osservano incrementi anomali del TSH.

Tommaso Sacco

Fonte: Thyroid and Assisted Reproduction Technologies: a Brief Clinical Update with Recommendations for Practice; Endocrine, Metabolic & Immune Disorders – Drug Targets. 2018 Jan 30.

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