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Tiroide in gravidanza: comparsa degli auto-anticorpi anti-tiroide

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Tiroide in gravidanza: comparsa degli auto-anticorpi anti-tiroide

L’Associazione Americana della Tiroide (in inglese American Thyroid Association: ATA) ha pubblicato l’edizione 2017 delle Linee Guida per la gestione delle malattie della tiroide durante la gravidanza e il puerperio. In questo aggiornamento si riprendono le parti del documento dedicate alla relazione fra gravidanza e comparsa di tiroiditi autoimmuni.

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Gli auto-anticorpi anti-tiroide sono variabili di laboratorio che servono a individuare la presenza di tiroiditi autoimmuni. Essi si rilevano in una percentuale di donne gravide che varia dal 2 al 17%, in base a vari fattori. In statistiche statunitensi, ad esempio, una maggiore frequenza della positività degli auto-anticorpi anti-tiroide si è osservata nelle donne bianche e in quelle di origine asiatica, rispetto a quelle africane-americane, e anche i livelli di iodio nell’organismo sembrano esercitare un’influenza. Per quanto riguarda il riscontro di questi auto-anticorpi nelle donne che si sottopongono a procedure di Riproduzione Medicalmente Assistita, uno studio eseguito in Belgio ha dimostrato che nell’8% di questi soggetti erano presenti sia gli auto-anticorpi anti-perossidasi che quelli anti-tireoglobulina, mentre il 5% aveva solo quelli anti-tireoglobulina e il 4% solo quelli anti-perossidasi. Le donne con positività dei soli auto-anticorpi anti-tireoglobulina avevano una concentrazione di TSH, nel sangue, maggiore di quelle che non mostravano evidenze di malattie autoimmunitarie della tiroide. Considerate tutte le evidenze disponibili le Linee Guida consigliano di valutare gli auto-anticorpi anti-perossidasi, per individuare infiammazioni autoimmunitarie della tiroide, in corrispondenza della gravidanza.

Le donne, con normale funzione della tiroide e positività degli auto-anticorpi anti-tiroide, come devono essere seguite durante la gravidanza?

Nelle donne che, al momento del concepimento, già presentano un’infiammazione autoimmunitaria della tiroide, l’organo non può far fronte ai fabbisogni aumentati di T3 e T4, caratteristici della gravidanza. Ciò può determinare la comparsa di un ipotiroidismo. Ad esempio, uno studio ha evidenziato questa disfunzione nel 20% di donne che avevano auto-anticorpi anti-perossidasi e/o anti-tireoglobulina e che, prima del concepimento, mostravano una funzione normale della tiroide. Altri studi hanno evidenziato che, in soggetti che prima della gravidanza avevano auto-anticorpi anti-perossidasi ed erano eutiroidei, si verificava un aumento del TSH dal valore di 1.7 mU/litro alla 12° settimana a quello di 3.5 mU/litro al momento del parto, con un 19% di gravide che avevano concentrazioni di TSH superiori al valore massimo della norma. Le Linee Guida ricordano anche che gli auto-anticorpi anti-perossidasi attraversano la placenta, ma che né essi né quelli anti-tireoglobulina provocano alterazioni della funzione della tiroide nel feto. La raccomandazione formulata a proposito indica di eseguire la misurazione degli auto-anticorpi anti-perossidasi e anti-tireoglobulina e del TSH dopo la conferma del concepimento e ogni 4 settimane intorno al 4°-5° mese di gravidanza.

Alle donne eutiroidee con infiammazioni autoimmunitarie della tiroide, deve essere somministrato il selenio?

A questo proposito le Linee Guida fanno riferimento a due studi che hanno prodotto risultati opposti. In donne con auto-anticorpi anti-perossidasi che hanno conseguito una gravidanza, il trattamento con selenio in uno studio ha ridotto in maniera significativa la disfunzione della tiroide dopo il parto, nell’altro non ha avuto alcun effetto. Considerando quindi la mancanza di evidenze certe, le Linee Guida non raccomandano la somministrazione di selenio, durante la gravidanza, nelle donne con auto-anticorpi anti-perossidasi.

C’è una relazione fra la positività degli auto-anticorpi anti-tiroide e lo sviluppo di aborti nelle donne eutiroidee?

Le Linee Guida riportano i dati che dimostrano l’associazione fra auto-anticorpi anti-tiroide e sviluppo di aborti spontanei, ma segnalano che queste evidenze non sono sufficienti a dimostrare una relazione o un rapporto di causa ed effetto fra presenza di infiammazioni autoimmuni ed aborti. Secondo gli autori del documento, al momento, si possono formulare solo ipotesi.

Il trattamento con levotiroxina o con immunoglobuline somministrate per via endovenosa riduce il rischio di aborto nelle donne eutiroidee con infiammazione autoimmunitaria della tiroide?

A questo proposito si riportano i risultati di vari studi che hanno valutato l’efficacia della levotiroxina e delle immunoglobuline in tale tipologia di soggetto. In base all’insieme delle evidenze disponibili, le Linee Guida formulano le seguenti due raccomandazioni:

  • la somministrazione endovenosa di immunoglobuline in donne eutiroidee con una storia di aborti ricorrenti non è raccomandata;
  • le evidenze disponibili non sono sufficienti ad affermare in modo conclusivo che la levotiroxina riduca il rischio di aborto nelle donne eutiroidee con auto-anticorpi anti-perossidasi in gravidanza. Tuttavia, considerati i potenziali benefici e il minimo rischio, relativi alla somministrazione di levotiroxina, tale trattamento può essere preso in considerazione nelle donne gravide eutiroideee con auto-anticorpi anti-perossidasi e una storia pregressa di aborti.

Tommaso Sacco

Fonte: 2017 Guidelines of the American Thyroid Association for the Diagnosis and Management of Thyroid Disease during Pregnancy and the Postpartum; Thyroid.