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Tiroide e COVID-19

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Tiroide e COVID-19

Un gruppo di specialisti italiani ha eseguito una nuova ricerca della letteratura sulla relazione fra infezione da COVID-19 e tiroide. Le evidenze disponibili sono tranquillizzanti, in quanto l’infezione può portare disfunzioni della ghiandola di breve durata e reversibili e le malattie tiroidee non influenzano l’andamento dell’infezione.

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La relazione fra infezione da COVID-19 e malattie della tiroide continua a suscitare grande interesse dei medici e delle persone con patologie tiroidee, tanto che quest’anno a questo tema sarà dedicata la “Settimana della tiroide”. Lisco e colleghi hanno offerto un contributo alla diffusione delle conoscenze sull’argomento analizzando le evidenze disponibili eseguendo una ricerca degli articoli pubblicati sull’argomento per rispondere ai seguenti quesiti.

Quali evidenze suggeriscono che il COVID-19 possa avere effetti negativi sulla funzione tiroidea?

Varie pubblicazioni hanno riportato i casi di soggetti che, dopo aver contratto l’infezione da COVID-19, hanno sviluppato malattie della tiroide, soprattutto sotto forma di tiroiditi. Fra le casistiche più numerose, ce n’è una di 191 soggetti con infezione da COVID-19 da lieve a moderata nella quale la frequenza di disfunzioni tiroidee è stata del 15%. I casi con livelli ridotti di TSH avevano una maggiore carica virale e presentavano più spesso febbre. In uno studio retrospettivo le frequenze di tireotossicosi e ipotiroidismo, in persone con infezione confermata da COVID-19, sono state rispettivamente del 20 e del 5%. Nell’insieme, i dati raccolti da Lisco e colleghi hanno indicato che, in chi contrae l’infezione da COVID-19, si può verificare una disfunzione della tiroide, che essa può essere correlata alla gravità dell’infezione, ma che è comunque transitoria. In una percentuale di casi si rileva una riduzione della T3, probabilmente dovuta all’infiammazione generalizzata, ma non è chiaro se la somministrazione di T3 possa migliorare la prognosi dei quadri più gravi di questo tipo.    

La presenza di una pregressa o concomitante malattia della tiroide peggiora l’andamento dell’infezione da COVID-19?

Tra i dati relativi a questo aspetto, ci sono quelli di uno studio su 3703 soggetti con infezione da COVID-19, 251 dei quali (6.1%) avevano un ipotiroidismo e in parte erano in cura con levotiroxina. La ridotta funzione della tiroide di per sé non ha influenzato l’andamento dell’infezione da COVID-19, anche se alcune delle evidenze raccolte hanno suggerito la necessità di studi più approfonditi. Altre ricerche hanno dimostrato che la malattia di Graves non aveva aumentato il rischio di contrarre l’infezione da COVID-19, ma l’infezione in chi ha la malattia di Graves ed è eutiroideo ha provocato a volte ipertiroidismo.

La gestione delle malattie tiroidee può influenzare l’andamento dell’infezione da COVID-19?

A proposito di questo quesito, gli autori hanno confermato che la levotiroxina è un trattamento sicuro e maneggevole per l’ipotiroidismo e che i farmaci anti-tiroidei continuano a essere la cura per l’ipertiroidismo, specie quando associato a malattia di Graves. Particolare cura va posta nella gestione delle terapie per le neoplasie della tiroide, perché alcune di esse possono avere effetti negativi sull’andamento dell’infezione da COVID-19.

Le cure per l’infezione da COVID-19 interferiscono con la funzione della tiroide?

Alcuni dei farmaci antivirali valutati nella terapia dell’infezione, come lopinavir e ritonavir, possono accelerare la metabolizzazione della levotiroxina, riducendone l’efficacia terapeutica. Nelle persone con infezione da COVID-19 possono essere somministrati corticosteroidi e questi interferiscono con il metabolismo degli ormoni tiroidei a vari livelli. Tale aspetto va tenuto in considerazione, come anche l’effetto dell’eparina sui valori di FT3 e FT4 dosati in laboratorio, in quanto anche tale farmaco è impiegato in chi contrae l’infezione.

Ci sono strategie per gestire al meglio le malattie endocrine nonostante le misure restrittive relative ai ricoveri e agli accessi in ambulatorio?

A questo proposito gli autori hanno riportato i molti problemi creati dall’epidemia alla gestione clinica delle persone con malattie della tiroide. Le situazioni più critiche hanno riguardato i casi di neoplasie della ghiandola, in quanto non sempre è stato possibile rimandare interventi chirurgici e altre cure. Per le prime visite delle persone con alcune forme di tumore e per le disfunzioni della tiroide si è fatto ricorso a consulti telefonici, messaggi di posta elettronica o collegamenti in rete, che hanno supplito alla difficoltà di accesso alle strutture ospedaliere.

Nelle conclusioni gli autori hanno raccomandato di aggiungere una valutazione della funzione della tiroide tra gli accertamenti da fare nelle persone con l’infezione da COVID-19. Nei casi con disfunzioni della ghiandola che contraggono l’infezione va tenuto presente il possibile effetto di alcuni trattamenti sul dosaggio degli ormoni tiroidei.

Tommaso Sacco

Fonte: Thyroid and COVID‑19: a review on pathophysiological, clinical and organizational aspects; Journal of Endocrinological Investigation 2021