Una terapia mirata ripristina la sensibilità del cancro della tiroide all’iodio radioattivo

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Una terapia mirata ripristina la sensibilità del cancro della tiroide all’iodio radioattivo

Un gruppo di ricercatori degli Stati Uniti ha pubblicato i risultati di uno studio che dimostrano che la somministrazione di terapie a bersaglio molecolare è in grado di ripristinare la sensibilità dei tumori della tiroide allo iodio radioattivo. Se confermato, questo effetto può essere importante nella gestione di queste neoplasie.

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Molti carcinomi differenziati della tiroide tendono a evolvere verso forme meno differenziate, vale a dire che le cellule diventano meno simili, come struttura e come meccanismo di funzionamento, a quelle normali che costituiscono la ghiandola. Insieme alla differenziazione le ghiandole perdono anche la sensibilità nei confronti dello iodio radioattivo, diventano cioè refrattarie o resistenti a questa sostanza che ha un ruolo fondamentale nella cura di tali tumori. Ciò comporta, a sua volta, esiti peggiori in alcuni casi di carcinoma della tiroide. Jaber e colleghi hanno valutato l’effetto di terapie a bersaglio molecolare sulla sensibilità dei tumori allo iodio radioattivo. Si trattava di molecole capaci di inibire l’attività, nelle cellule, di un enzima denominato protein-chinasi attivata dal mitogeno, in inglese Mitogen Activated Protein Kinase (MAPK). I soggetti da arruolare nello studio sono stati analizzati accuratamente per confermare la presenza di una ridotta sensibilità allo iodio radioattivo. Ne sono stati inclusi 13 con età media di 56 anni, in gran parte di sesso femminile, 11 con carcinoma differenziato della tiroide e 2 con carcinoma poco differenziato della tiroide. Nove dei soggetti arruolati avevano mutazione del gene BRAF e 3 del gene RAS, mentre 1 era del tipo non mutato. Terapie a bersaglio molecolare sono state somministrate per una media di 14.3 mesi. A 9 soggetti è stato quindi somministrato iodio 131, per poi sospendere la terapia a bersaglio. Questi malati sono stati seguiti per una media di 8.3 mesi, dopo la somministrazione dello iodio radioattivo, e tutti hanno mostrato un controllo duraturo della malattia: in 3 casi c’è stata una risposta parziale e in 6 una stabilità della neoplasia. I livelli nel sangue di tireoglobulina e di anticorpi-anti-tireoglobulina sono aumentati prima di somministrare la terapia a bersaglio molecolare e sono diminuiti in 8 dei 9 soggetti trattati successivamente con iodio 131. All’assunzione delle terapie a bersaglio si sono associati eventi indesiderati come polmoniti e infiammazioni delle ghiandole salivari.

Gli autori hanno concluso che i risultati della loro ricerca hanno indicato che la somministrazione di terapie a bersaglio, in soggetti con resistenza allo iodio radioattivo e mutazioni dei geni BRAF e RAS, ripristinano la sensibilità della neoplasia al radioiodio. D’altra parte, si è trattato di uno studio preliminare su una casistica limitata, quindi future ricerche, su popolazioni più ampie, ne dovranno confermare le evidenze.

Tommaso Sacco

Fonte: Targeted Therapy in Advanced Thyroid Cancer to Resensitize Tumors to Radioactive Iodine; Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, 2018 Oct 1;103(10):3698-3705. 

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