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Il ruolo della iodoprofilassi nella prevenzione delle malattie tiroidee

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Il ruolo della iodoprofilassi nella prevenzione delle malattie tiroidee

Se pensiamo che lo iodio è il più potente modulatore della funzione tiroidea, e se ricordiamo che lo iodio non è prodotto dal nostro organismo ma lo assumiamo attraverso l’alimentazione, è facile comprendere che la prevenzione di molte patologie tiroidee può essere realizzata con successo se viene garantito alla popolazione un adeguato apporto nutrizionale di iodio, raggiungibile esclusivamente con l’utilizzo di sale iodato.

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L’apporto nutrizionale iodico della popolazione italiana è migliorato nel corso degli anni: negli anni ’80 in Italia la prevalenza di gozzo in età scolare era superiore al 20%. Oggi, grazie ai dati raccolti dall’ISS attraverso l’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia-OSNAMI, questa prevalenza si attesta intorno all’8-10%. Questi dati sono anche coerenti con un miglioramento del contenuto di iodio nelle urine dei campioni di scolari fino ad oggi esaminati, valori che si stanno avvicinando al valore soglia di 100 mcg/L che identifica la iodosufficienza. Tuttavia una prevalenza di gozzo in età scolare intorno al 10% è ancora troppo alta, come suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità l’obiettivo è arrivare a frequenze inferiori al 5%. Rimane ancora troppo alta anche l’incidenza di ipotiroidismo congenito, la più frequente endocrinopatia dell’infanzia.

In un recente studio, condotto sui dati del Registro Nazionale degli Ipotiroidei Congeniti e coordinato dall’ISS, è stato dimostrato che il trend temporale dell’incidenza di questa patologia negli ultimi 20 anni si è mantenuto costantemente più basso nella Provincia autonoma di Bolzano (1caso ogni 3400 nati vivi), dove dal 1982 viene eseguito un efficiente programma di iodoprofilassi, rispetto al resto d’Italia (1 caso ogni 2400 nati vivi). E’ importante quindi continuare a promuovere la iodoprofilassi nel nostro Paese per poter apprezzare, in tempi ragionevoli, una riduzione della frequenza delle patologie legate alla carenza nutrizionale di iodio e dei relativi costi socio-sanitari stimati intorno ai 150 milioni di euro all’anno.

A proposito dello iodio… Lo iodio non si respira, si mangia

La fonte principale di IODIO in natura è rappresentata dagli ALIMENTI. Tuttavia lo iodio introdotto con gli alimenti è insufficiente a raggiungere il fabbisogno quotidiano. Infatti, una dieta equilibrata con 2 porzioni di pesce a settimana, latte tutti i giorni e un po’ di formaggio, garantisce circa il 50-60% del fabbisogno.

L’utilizzo di sale iodato a livello di popolazione è la strategia individuata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per compensare la carenza nutrizionale di iodio. Il consumo di sale iodato in quantità controllate (max 3-5 gr) non confligge con la raccomandazione dell’OMS di ridurre l’assunzione di sodio per proteggersi dagli effetti nocivi dell’eccesso di sodio su cuore, rene, circolazione, pressione.

Vero o falso?

E’ vero che si può assumere lo iodio di cui abbiamo bisogno respirando l’aria, in particolare quella di mare che ne è ricca?

Falso, lo iodio assorbito dall’aria è trascurabile. Il fabbisogno quotidiano di iodio è raggiunto attraverso l’assunzione di alimenti ricchi in iodio (pesce marino, latte e derivati, uova) e del sale iodato.

E’ vero che il sale marino è molto ricco di iodio?

Falso, il contenuto di iodio del sale marino è trascurabile.

E’ vero che il sale iodato fa bene alla salute perché è un farmaco?

Falso, il sale iodato è un alimento, non è un farmaco.

E’ vero che il sale iodato può far male?

Falso, il sale iodato non può far male. Il sale iodato aggiunge iodio all’alimentazione e ne integra la carenza, contribuendo al raggiungimento del fabbisogno quotidiano di iodio.

E’ vero che chi soffre di malattie della tiroide non deve usare il sale iodato?

Falso, il contenuto di iodio del sale iodato è tale da garantirne una quantità fisiologica con la dieta. Consumare 5 grammi di sale iodato al giorno, ovvero la quantità di sale raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per un adulto, equivale a mangiare una porzione di pesce marino in termini di iodio assunto.

Antonella Olivieri primo ricercatore del reparto Metabolismo ed Endocrinologia Molecolare e Cellulare dell’Istituto Superiore di Sanità e responsabile scientifico dell’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia-OSNAMI

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