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Risposta dell’apparato cardiovascolare al trattamento dell’ipotiroidismo

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Risposta dell’apparato cardiovascolare al trattamento dell’ipotiroidismo

Una revisione della letteratura ha passato in rivista gli articoli relativi agli effetti della cura dell’ipotiroidismo sulle alterazioni della funzione cardiovascolare che esso provoca. Nell’insieme, le evidenze confermano che un corretto trattamento dell’ipotiroidismo corregge tali alterazioni.

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Le alterazioni della funzione della tiroide hanno quasi sempre ripercussioni sull’apparato cardiovascolare, sia che si tratti di iper-, che di ipotiroidismo, ciò vuole dire che l’una e l’altra condizione costituiscono fattori di rischio per malattie cardiovascolari, che sono fra le cause più frequenti di decesso nei Paesi sviluppati. Se è vero che in generale lo sviluppo e l’evoluzione delle patologie di cuore e vasi dipendono dalla concomitanza di diversi fattori, è altrettanto vero che si deve porre la massima attenzione nel contrastare quelli di essi che sono modificabili, applicando opportune misure di prevenzione. Nelle cellule del muscolo del cuore, e in quelle dell’endotelio, ci sono recettori per gli ormoni prodotti dalla tiroide e anche piccole modificazioni della concentrazione di nel sangue di tiroxina e triiodiotironina hanno effetti significativi sull’efficienza dell’apparato cardiovascolare. Molte evidenze concordano nell’indicare che l’ipotiroidismo clinicamente evidente è associato a un rischio aumentato di aterosclerosi che, a sua volta, altera il flusso di sangue nei vasi. All’aumentato rischio di formazione di placche aterosclerotiche si associano, nelle persone con ipotiroidismo, alterazioni delle concentrazioni di grassi nel sangue, uno stato infiammatorio cronico generalizzato di basso grado, uno stress ossidativo a carico di diversi organi e tessuti e l’insulino-resistenza. L’ipotiroidismo può contribuire ad alterare anche la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca e a peggiorare quadri di insufficienza cardiaca. Negli ultimi dieci anni, l’attenzione degli specialisti si è rivolta anche agli effetti, sulla funzione cardiovascolare, della forma subclinica di ipotiroidismo, proponendo la scelta se trattare o meno tale alterazione della funzione tiroidea, nell’ottica di ridurre un potenziale fattore di rischio cardiovascolare. Stamatouli e colleghi nell’articolo hanno fornito dettagli, sia sugli effetti degli ormoni della tiroide sull’apparato cardiovascolare, sia sulle conseguenze che, su tale apparato, hanno le forme subcliniche e clinicamente evidenti di ipotiroidismo. Hanno riportato anche le evidenze raccolte sull’effetto della cura di tale condizione sulla struttura dei vasi sanguigni, sulla pressione arteriosa e sull’evoluzione dell’insufficienza cardiaca.

Nelle conclusioni, gli autori hanno ribadito la stretta relazione fra ipotiroidismo e fattori di rischio cardiovascolari, confermando la necessità di un’attenta verifica di tale relazione in ciascun soggetto con ridotta funzione della tiroide e segnalando che, mentre sull’efficacia della levotiroxina nel correggere ipotiroidismo e conseguenti alterazioni cardiovascolari ci sono molte evidenze, sui vantaggi della somministrazione dell’associazione fra levotiroxina e levotriiodiotironina sono necessarie ulteriori conferme.          

Tommaso Sacco

Fonte: Hypothyroidism: Cardiovascular Endpoints of Thyroid Hormone Replacement; Frontiers in Endocrinology, 10:888.