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Registrato negli Stati Uniti il primo trattamento per l’oftalmopatia tiroidea

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Registrato negli Stati Uniti il primo trattamento per l’oftalmopatia tiroidea

Il 21 gennaio 2020 la Food and Drug Administration ha registrato il farmaco teprotumumab per la cura dell’oftalmopatia tiroidea. Si è trattato della registrazione del primo prodotto indicato in questa malattia.

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L’oftalmopatia tiroidea è caratterizzata dall’esoftalmo, vale a dire un’anomala sporgenza degli occhi, rispetto allo loro normale esposizione nelle orbite. I meccanismi alla base di tale alterazione consistono in infiammazioni su base autoimmunitaria dei muscoli e di altri tessuti posti dietro e intorno agli occhi. La registrazione del teprotumumab si è basata sui risultati di due ricerche eseguite su un totale di 170 soggetti affetti da oftalmopatia tiroidea. L’effetto del farmaco è stato confrontato con quello del placebo. Nelle due ricerche la somministrazione del teprotumumab ha determinato una riduzione dell’esoftalmo di più di 2 mm, rispettivamente, nel 71% e nell’83% dei casi. Nei gruppi che avevano ricevuto placebo, lo stesso miglioramento si è ottenuto nel 10% e nel 20% dei soggetti. L’effetto indesiderato più frequente rilevato nelle persone trattate con il farmaco, è stato lo spasmo muscolare seguito da: nausea, perdita dei capelli, riduzione dell’udito, pelle secca, alterazione del gusto e cefalea. Il teprotumumab non è indicato in gravidanza e nelle donne che potrebbero concepire e, prima di somministrarlo, va verificato che la donna non sia gravida. Inoltre nei soggetti femminili che devono assumere il prodotto in età fertile si deve consigliare di usare metodi anticoncezionali durante l’assunzione del teprotumumab e nei 6 mesi successivi all’ultima dose assunta. Wiley Chambers, vice Direttore della divisione della Food and Drug Administration dedicata all’oftalmologia e ai trapianti, ha dichiarato che “l’approvazione del teprotumumab costituisce una pietra miliare per la cura dell’oftalmopatia tiroidea, non essendoci molte cure efficaci per questa malattia potenzialmente debilitante. La nuova terapia ha il potenziale di modificare l’evoluzione della malattia, risparmiando alle persone che ne sono affette ripetuti interventi chirurgici, anche invasivi. L’oftalmopatia tiroidea è una condizione rara che riguarda poche persone e, come per altre patologie poco frequenti, i trattamenti disponibili sono pochi. Per questo l’approvazione del teprotumumab è un progresso reale nella gestione di questa malattia e, in generale, nell’ampliare le cure per le malattie rare.”

È auspicabile che lo stesso trattamento venga presto messo a disposizione dei malati che necessitano, anche in Europa e in Italia.       

Tommaso Sacco

Fonte: Food and Drug Administration