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Radioiodio e rischio di cancro: la raccomandazione degli esperti è di fare la cura quando serve

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Radioiodio e rischio di cancro: la raccomandazione degli esperti è di fare la cura quando serve

Un articolo pubblicato sul sito di informazione medico-scientifica MedScape ha fatto il punto sul dibattito in corso riguardo ai risultati di uno studio che avrebbero rilevato una relazione fra trattamento con radioiodio e rischio di cancro. Per il momento la raccomandazione degli esperti è continuare a sottoporsi a questa cura, quando è necessaria.

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Nel luglio del 2019 è stato pubblicato, su una prestigiosa rivista medica, un articolo che riporta i risultati di uno studio di coorte che avrebbe rilevato una relazione statisticamente significativa fra rischio di decesso da tumori solidi di qualsiasi tipo e assunzione di iodio 131. La relazione, osservata su 18.805 malati di ipertiroidismo trattati con radioiodio, dipenderebbe anche dalla dose di quest’ultimo. In particolare, si sarebbe rilevato un incremento del 6% del rischio di decesso per tumori solidi di qualsiasi tipo ogni 100 mGy di radioiodio ai quali è stato esposto lo stomaco e un aumento del 12% del rischio di decesso per cancro della mammella per ogni 100 mGy ai quali è esposta la mammella. Tali evidenze, che mettono in discussione il rapporto fra rischio e beneficio di una delle cure dell’ipertiroidismo più diffuse, hanno suscitato un acceso dibattito. Si sono pronunciate a riguardo, in una nota congiunta, la Società Britannica di Endocrinologia e l’Associazione Britannica della Tiroide (in inglese British Thyroid Association). Esse hanno segnalato i molti punti critici della ricerca, a partire dalla mancanza di un gruppo di controllo. Non avendo paragonato i dati raccolti in persone con ipertiroidismo curate con il radioiodio, con quelli di ipertiroidei non sottoposti a tale cura, è difficile definire se il rischio di tumore dipenda dal radioiodio o, piuttosto, dall’ipertiroidismo e da un suo inadeguato controllo. Inoltre la ricerca ha usato un modello matematico, innovativo ma complesso, per stimare la dose di radioiodio assorbita, in base a una serie di assunzioni relative al peso della tiroide e alla captazione del radioiodio. Tale modello non è stato ancora validato. Un aspetto, che dagli esperti è stato giudicato anche più rilevante di quelli descritti finora, è quello di non aver considerato, nell’analisi, i dati relativi ad altri fattori di rischio di tumore, come fumo, obesità e assunzione di alcol. Quello pubblicato a luglio non è stato il primo studio a proporre una relazione fra assunzione di iodio 131 e tumori. D’altra parte una metanalisi di 17 studi, eseguiti su persone con cancro della tiroide trattate con I131 in dose comprese fra 3700 e 5500 MBq, ha confermato che non aumentava la probabilità di sviluppare un altro tumore, oltre a quello della tiroide che era curato. Tornando agli argomenti a favore e contro la relazione fra assunzione di radioiodio e rischio di cancro, un’esperta del Comitato Clinico della Società Britannica di Endocrinologia ha dichiarato che il radioiodio è una cura importante per i malati di ipertiroidismo e che può essere pericoloso privare i malati stessi di una terapia che ha effetti positivi a lungo termine in termini di prevenzione delle malattie cardiovascolari. Un punto sul quale molti esperti hanno concordato è che saranno necessarie ulteriori ricerche per definire l’esistenza e l’importanza di questa relazione.

Nel dibattito si sono inseriti anche gli stessi autori dell’articolo, che hanno confermato, che sulla base dei risultati del loro studio, non è il caso di modificare la pratica clinica e, quindi, la somministrazione del radioiodio nelle persone con ipertiroidismo.        

Tommaso Sacco

Fonte: Medscape