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Prevenzione della patologia tiroidea

Parere degli esperti|timepubblicato il
Prevenzione della patologia tiroidea

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


La causa più frequente della patologia tiroidea nella popolazione mondiale è la carenza di iodio, che può provocare gozzo, noduli o ipotiroidismo che fanno parte dei “disturbi da carenza iodica”. In particolare, la carenza di iodio in età fetale e neonatale può avere ripercussioni sulla funzione tiroidea del feto e del neonato, e quando il grado di carenza iodica è molto pronunciato, si possono avere anche conseguenze sullo sviluppo cerebrale del feto e del neonato che è particolarmente sensibile alla mancata azione degli ormoni tiroidei: ciò può portare a difetti di vario grado delle funzioni cognitive.

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Si tratta di un problema di salute pubblica, diffuso a livello mondiale, che oggi colpisce in modo particolare i Paesi in via di sviluppo, ma è anche presente in Europa. In Italia è stato calcolato che oltre 6 milioni di persone sono affette da gozzo o patologia nodulare tiroidea.

Lo iodio è un nutriente essenziale per il corretto funzionamento della tiroide. Lo iodio entra nel corpo umano con la alimentazione giornaliera. Ai fini pratici il fabbisogno quotidiano stimato di iodio è di 150 microgrammi per gli adulti, 90 per i bambini fino ai 6 anni, 120 per i bambini in età scolare e 250 per le donne in gravidanza e durante l’allattamento.

Nell’affrontare questo problema dobbiamo tenere conto che la maggiore parte degli alimenti contiene scarse quantità di iodio specie nei paesi come l’Italia con suolo povero di questo elemento. La strategia raccomandata da Organizzazione Mondiale della Sanità, Iodine Global Network e UNICEF per l’eradicazione dei disturbi da carenza iodica è quella di utilizzare come veicolo il sale alimentare arricchendolo con opportune quantità di iodio ovunque ampiamente disponibile che consente di coprire il fabbisogno fisiologico giornaliero. Nella gravidanza e durante l’allattamento, oltre all’uso regolare di sale arricchito con iodio, è necessario assumere integratori contenenti iodio. La iodoprofilassi e in particolare il consumo di sale iodato ha permesso di ridurre o cancellare in molti paesi questi problemi. In Italia è stata istituita la iodoprofilassi dal 2005, ma il consumo di sale iodato raggiunge il 60% della popolazione, percentuale ben lontana da quel 95% che era l’obiettivo prefissato dal programma ministeriale. In questo campo tutta la comunità medica è chiamata a dare il suo contributo ad un’informazione corretta sugli effetti benefici dell’uso del sale iodato in tutta la popolazione, senza eccezioni.

Per favorire un’ulteriore diffusione del consumo di sale iodato da parte della popolazione italiana  si  può agire su più fronti: rinnovando una campagna mediatica di sensibilizzazione a livello nazionale; attraverso una informazione capillare da parte di tutti i medici (di base e specialisti endocrinologi) e intervenendo su una riduzione del prezzo del sale iodato che seppur lievemente, risulta comunque più alto rispetto al prezzo del sale non iodato; favorendo l’utilizzo del sale iodato nella industria alimentare per la conservazione degli alimenti.

Recentemente, al fine di ridurre l’impatto che l’eccessivo consumo di sale sull’alimentazione esercita sulla salute e in particolare sulla ipertensione arteriosa e sulle malattie cardiovascolari, è stata lanciata una accesa campagna per ridurne drasticamente il consumo. Questo provvedimento non contrasta di per sé con il principio e l’esigenza di iodoprofilassi, ma può richiedere un adeguamento della concentrazione di iodio nel sale arricchito in misura adeguata a compensare la riduzione del consumo globale di sale per via diretta (sale aggiunto direttamente al cibo) o indiretta (sale presente negli alimenti preconfezionati).

Per favorire al massimo il consumo del sale arricchito con iodio la legge prevede che la disponibilità di questo tipo di sale sia assicurata presso tutti i punti di vendita di sale alimentare e che il sale comune (non arricchito) sia distribuito al consumatore solo su espressa richiesta. Ulteriori misure intese a promuovere la iodoprofilassi stanno nel fatto che, contrariamente al passato, è consentito l’uso del sale arricchito con iodio nella ristorazione collettiva e nella preparazione e conservazione dei prodotti alimentari.

Per assicurare il successo della iodoprofilassi è necessaria una forte campagna di promozione nonché un sistema di monitoraggio e sorveglianza continua della disponibilità e dell’adeguatezza della profilassi del sale arricchito e degli eventuali effetti indesiderati. A questo scopo è stato costituito un Osservatorio Nazionale per il monitoraggio della iodoprofilassi. (OSNAMI) che opera di concerto con il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità.

L’OSNAMI rappresenta la struttura epidemiologica mediante la quale viene effettuata il monitoraggio della iodoprofilassi su tutto il territorio nazionale. Il piano di monitoraggio si articola in tre punti: a) verifica del consumo di sale arricchito con iodio e del suo effettivo contenuto in iodio; b) l’efficacia e l’efficienza della iodoprofilassi; c) eventuali eventi avversi a seguito della profilassi iodica.

Massimo Tonacchera - Segretario Associazione Italiana della Tiroide (AIT)