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Come prevenire la carenza di iodio in gravidanza

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Come prevenire la carenza di iodio in gravidanza

L’Associazione Americana della Tiroide (in inglese American Thyroid Association: ATA) ha pubblicato l’edizione 2017 delle Linee Guida per la gestione delle malattie della tiroide durante la gravidanza e il puerperio. In questo aggiornamento si riprendono le parti del documento che riguardano la relazione fra iodio e gravidanza.

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A causa dell’aumento della produzione di ormoni della tiroide e dell’eliminazione di iodio con le urine, nonché per il fabbisogno di iodio del feto, durante la gravidanza l’introduzione di iodio deve essere aumentata, rispetto a quella normale per un soggetto adulto della stessa età. Le donne con un’assunzione di iodio inadeguata prima e durante la gravidanza possono andare incontro a problemi di adattamento del loro organismo alle aumentate richieste. Nelle gravide che abitano in zone a rischio di carenza di iodio si può rilevare una diminuzione progressiva, dal primo al terzo trimestre, dell’eliminazione di iodio con le urine che è indice di una carenza di questo elemento nell’organismo. Il fabbisogno del neonato deve essere soddisfatto dallo iodio presente nel latte materno, quindi anche nella donna che allatta deve essere prevenuta la carenza di iodio. In teoria, si potrebbe utilizzare il dosaggio dello iodio nelle urine per individuare eventuali carenze, ma nella realtà tale misurazione è usata solo per ricerche su ampie popolazioni. Nella pratica clinica la carenza individuale viene presunta in base al grado di rischio dell’area di residenza della donna.

Qual è l’impatto di una grave carenza di iodio su madre, feto e neonato?

Un’inadeguata produzione di ormoni della tiroide da parte dell’organismo della madre e di quello del feto è il risultato di una carenza di apporto di iodio per la madre. Basse concentrazioni nel sangue di ormoni tiroidei provocano un’aumentata produzione di TSH e questo può indurre la comparsa di gozzo. Fino al 30% delle donne gravide residenti in aree a rischio di carenza di iodio presenta noduli della tiroide. Per quanto riguarda la gravidanza, lo stato di carenza aumenta la frequenza di aborti e di decessi dei feti o dei neonati. Altre possibili conseguenze possono essere problemi neurologici nei bambini come: alterazioni delle funzioni cognitive, riduzione dello sviluppo mentale e problemi di movimento. Per prevenire queste situazioni, le Linee Guida raccomandano l’assunzione di sale arricchito di iodio.

Qual è il livello di iodio nelle donne gravide e in quelle che allattano, negli Stati Uniti e nei Paesi Europei?

Secondo un’indagine eseguita negli Stati Uniti fra il 2005 e il 2010, le concentrazioni di iodio nelle urine delle donne gravide erano indicative, in media, di una lieve carenza. Meno significativi i dati sulle donne che allattano. Per quanto riguarda i Paesi Europei, in molti di essi, compresi Spagna e Francia che per certi versi possono essere considerati simili all’Italia, si sono osservate carenze significative di iodio nelle donne gravide.

L’integrazione dell’apporto di iodio con appositi supplementi nutrizionali in gravidanza e allattamento contrasta gli effetti della carenza di iodio?

In aree con carenza di iodio, l’integrazione dell’apporto di questo elemento con la dieta ha migliorato l’efficienza delle funzioni cognitive e ha ridotto la comparsa di altre patologie provocate dalla carenza, oltre a diminuire il rischio di aborto. Un recente studio clinico ha dimostrato che la somministrazione di una dose di 400 mg di olio arricchito di iodio nella madre, dopo il parto, permette un apporto adeguato di questo elemento per il neonato, con il latte materno.

Qual è la dose giornaliera di iodio raccomandata per le donne che desiderano un concepimento, in quelle che sono gravide e in quelle che allattano?

A questo proposito, le Linee Guida fanno riferimento ai fabbisogni degli Stati Uniti, secondo i quali la donna che cerca il concepimento deve assumere 150 microgrammi di iodio al giorno, quella gravida 220 microgrammi e quella che allatta 290 microgrammi.

A integrazione di quanto riportato nelle Linee Guida dell’Associazione Americana della Tiroide, si segnala che in diverse comunicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute Italiani si cita, come ideale, un apporto giornaliero di 250 microgrammi di iodio, sia per la gravidanza che per l’allattamento.

Tommaso Sacco

Fonti