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Nelle persone in cura con farmaci per l’ipertiroidismo, va considerato il rischio di danni al fegato

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Nelle persone in cura con farmaci per l’ipertiroidismo, va considerato il rischio di danni al fegato

Un gruppo di endocrinologi spagnoli ha descritto un caso clinico nel quale la somministrazione di due farmaci diversi per il trattamento dell’ipertiroidismo ha provocato la comparsa di due episodi epatite acuta. Sulla base delle evidenze raccolte, gli autori hanno raccomandato di controllare periodicamente la funzione del fegato, per prevenire o individuare precocemente questo raro effetto indesiderato.

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Il metimazolo e il propiltiouracile sono ampiamente usati come farmaci anti-tiroidei, vale a dire come trattamenti per ridurre la funzione della tiroide nei soggetti con ipertiroidismo. E’ noto che tali molecole possono provocare danni al fegato, sia pure con frequenze e meccanismi diversi. Gomez-Peralta e colleghi hanno descritto il caso di una donna di 55 anni, senza altre patologie note, che, una volta ricevuta una diagnosi di malattia di Graves, è stata trattata con metimazolo prima e propiltiouracile poi e ha sviluppato due episodi di epatite acuta. Il primo episodio si è presentato dopo 13 giorni dall’inizio del trattamento con metimazolo e propranololo, assunti ambedue alla dose di 10 mg tre volte al giorno. La comparsa delle alterazioni a carico del fegato ha portato alla sospensione del metimazolo e, nei 10 giorni successivi, la funzione epatica è tornata normale. È stato quindi iniziato il trattamento con 100 mg tre volte al giorno di propiltiouracile. A una verifica eseguita dopo un mese si è rilevato un buon controllo dell’ipertiroidismo, ma si sono osservate marcate alterazioni degli esami di laboratorio relativi alla funzione del fegato. Dopo 8 giorni di sospensione del propiltiouracile, tali alterazioni sono rientrate e le concentrazioni nel sangue degli ormoni della tiroide sono rimaste nella norma. Date le difficoltà incontrate nel gestire l’ipertiroidismo con i farmaci, si è deciso di asportare la tiroide. Nella letteratura scientifica sono riportati diversi casi di danni al fegato provocati da farmaci anti-tiroidei. Nel complesso la loro frequenza è bassa, considerando i milioni di persone che li assumono. Non c’è una precisa definizione di tutti i meccanismi che determinano tali reazioni, ma l’ipotesi più accreditata è che si tratti di una reattività che sviluppano singoli individui nei confronti dei farmaci stessi o di molecole che si formano nell’organismo a seguito della loro assunzione. In alcuni casi il danno ha un’origine tossica, specie nelle reazioni al metimazolo, in altri intervengono anche fenomeni mediati dal sistema immunitario.

Non sono stati individuati fattori che facciano prevedere la comparsa dei danni al fegato nei soggetti trattati con prodotti anti-tiroidei. Per questo, come raccomandano gli autori di questo articolo, è opportuno verificare funzione del fegato prima e durante l’assunzione questi farmaci.

Tommaso Sacco

Fonte: Hepatotoxicity in hyperthyroid patient after consecutive methimazole and propylthiouracil therapies; Endocrinology Diabetes and Metabolism Case Reports Jan 2018