Orticaria come manifestazione dell’ipertiroidismo

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Orticaria come manifestazione dell’ipertiroidismo

Specialisti britannici hanno pubblicato un caso clinico relativo a una persona che ha presentato orticaria come sintomo di ipertiroidismo. Gli autori hanno raccomandato una particolare attenzione nella valutazione della causa della comparsa di questa malattia della pelle, non dimenticando la possibile relazione con l’ipertiroidismo.

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L’orticaria è caratterizzata comunemente da arrossamento della cute e prurito, può avere cause diverse, gravità variabile ma spesso ha un impatto negativo sulla qualità della vita. I meccanismi fisiopatologici dell’orticaria consistono nel rilascio di mediatori dell’infiammazione, primo fra tutti l’istamina liberata dai mastociti. Si parla di una forma acuta di orticaria se dura meno di 6 settimane, altrimenti la patologia viene definita cronica. Il caso descritto nell’articolo è stato quello di una giovane donna di 23 anni, con una diagnosi recente di malattia di Graves, che si è rivolta al suo medico di medicina generale con una orticaria grave localizzata inizialmente al collo. Le sono stati prescritti un antistaminico e un corticosteroide. Poco tempo dopo la Signora si è rivolta a un Pronto Soccorso per un peggioramento dell’orticaria che si era estesa all’addome, al torace, alla schiena, ai genitali e agli arti superiori e inferiori. Quattro mesi prima la Signora aveva avuto una gravidanza. L’unico farmaco che assumeva regolarmente da un mese, quando era comparsa l’orticaria, era il carbimazolo, per trattare l’ipertiroidismo. Nella sua famiglia in precedenza non c’erano stati casi di malattie autoimmuni. Gli esami eseguiti hanno rilevato concentrazioni normali nel sangue di indici di infiammazione come proteina C-reattiva, 2 mg/L, e globuli bianchi, 9.3×109/L. Non si sono osservate alterazioni delle funzioni dei reni e del fegato. Nel corso dell’esame obiettivo non si sono raccolte evidenze patologiche a carico del torace e dell’addome, a parte l’orticaria. Due settimane prima dell’accesso al Pronto Soccorso le concentrazioni nel sangue dell’FT4 e del TSH erano rispettivamente di 38.4 pmol/L e di 0.01 mU/L, mentre il giorno dell’accesso l’FT4 era normale: 10.7 pmol/L. Alla Signora è stata somministrata clorfenamina per via endovenosa ed è stata inviata dall’Endocrinologo per verificare la funzione della tiroide. Nelle 48 ore successive c’è stato un ulteriore peggioramento dell’orticaria, accompagnato da angioedema. Il quadro ha richiesto il passaggio al trattamento con corticosteroidi e l’assunzione di carbimazolo è stata interrotta, nel dubbio che questo prodotto fosse causa dell’orticaria. In seguito il caso è stato valutato anche da un dermatologo, con esami di laboratorio che hanno dimostrato un marcato aumento degli anticorpi anti-perossidasi, con concentrazione superiore a 1000 iU/mL, e valori normali di quelli rivolti contro il recettore del TSH. È stata quindi avviata una cura con clorfenamina, a dose tripla rispetto a quella prevista dal foglietto illustrativo, e con crema all’1% di mentolo, mentre la dose di corticosteroide è stata progressivamente diminuita. Dopo 5 giorni l’estensione dell’orticaria si è ridotta e gli altri sintomi sono migliorati. Un’ecografia eseguita 2 settimane dopo le dimissioni ha rilevato un’infiammazione diffusa alla tiroide e un nodulo al lobo destro della ghiandola. Nell’articolo gli autori hanno illustrato anche alcuni meccanismi fisiopatologici che possono collegare orticaria e ipertiroidismo e hanno descritto ipotetiche relazioni fra la patologia cutanea e i farmaci che si somministrano nelle persone con eccessiva funzione della tiroide.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che l’orticaria può essere conseguenza sia dell’ipertiroidismo da autoimmunità, che dei trattamenti farmacologici di tale malattia. E’ di fondamentale importanza, in un caso di orticaria associata a ipertiroidismo individuare   tempestivamente la causa specifica.                            

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