Oftalmopatia nella malattia di Graves

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Oftalmopatia nella malattia di Graves

Un gruppo di specialisti italiani ha eseguito una revisione della letteratura su epidemiologia, storia naturale, fattori di rischio e prevenzione dell’oftalmopatia provocata dalla malattia di Graves. Diagnosi precoce, eliminazione di eventuali fattori di rischio e trattamento tempestivo sono le chiavi per limitare l’evoluzione verso le forme gravi.

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L’oftalmopatia, detta anche orbitopatia di Graves, è una patologia rara, ma invalidante e con un impatto estetico molto negativo, che altera la struttura dell’orbita dell’occhio e, nella maggior parte dei casi, si presenta nelle persone con ipertiroidismo dovuto a malattia di Graves. L’associazione fra queste due condizioni ha fatto formulare l’ipotesi che l’oftalmopatia di Graves dipenda da reazioni immunitarie verso antigeni presenti sia nell’orbita, sia nella tiroide. Una ricerca fatta negli Stati Uniti, su una casistica seguita dal 1976 al 1990, ha rilevato un’incidenza di oftalmopatia di Graves di 16 casi per 100.000 all’anno nelle femmine e di 2.9 per 100.000 all’anno nei maschi. Uno studio svedese più recente ha individuato un’incidenza di 21 casi per 100.000 all’anno di malattia di Graves. Il 20.1% di essi ha avuto un’oftalmopatia di varia gravità, con un’incidenza complessiva di 4.2 casi per 100.000 all’anno e, in particolare, 3.3/100.000/anno nelle femmine e 0.9/100.000/anno nei maschi. L’ampia variabilità della frequenza dell’oftalmopatia di Graves è dovuta anche alla difficoltà di applicare criteri omogenei per la definizione delle forme meno gravi di questa patologia. Una discreta variabilità riguarda anche la prevalenza, con dati che vanno da 90 casi su 100.000 a oltre 300 casi su 100.000, in studi eseguiti in Paesi diversi. Tra i fattori associati alla comparsa dell’oftalmopatia di Graves c’è il sesso, vista la frequenza maggiore nelle femmine, e anche l’età, con prevalenza che aumenta fra i 40 e i 50 anni e fra i 60 e i 70 anni. Più controverso è l’effetto dell’etnia. L’oftalmopatia di Graves si presenta più spesso in ambedue gli occhi e più raramente (9-34%) ne coinvolge uno solo. Nella maggioranza dei casi si rileva un’aumentata funzione della tiroide, mentre una quota di soggetti che varia fra lo 0.2 e l’11% è eutiroidea o ha un ipotiroidismo subclinico o clinicamente evidente.  La presenza di anticorpi anti-recettore del TSH è associata allo sviluppo dell’ipertiroidismo della malattia di Graves, ma anche all’attività clinica e alla gravità dell’oftalmopatia correlata. D’altra parte, in una casistica di 700 soggetti con tiroidite cronica autoimmune, solo 44 soggetti (6%) avevano l’oftalmopatia di Graves. Di essi, 30 (68%) avevano anticorpi anti-recettori del TSH, mentre nei casi senza oftalmopatia di Graves solo il 5.5% aveva tali anticorpi. Per quanto riguarda l’evoluzione, l’oftalmopatia di Graves ha una prima fase nella quale si attivano i meccanismi dell’infiammazione e una successiva nella quale si stabilizzano le alterazioni che si sono determinate. In seguito tende a migliorare, pur senza una completa normalizzazione delle strutture interessate. Esiste comunque un’ampia variabilità della gravità dei quadri, che va dalle forme lievi che si risolvono senza cure a quelle, rare, che sono più gravi e rispondono poco ai trattamenti. Sono stati individuati diversi fattori che favoriscono la comparsa dell’oftalmopatia di Graves, a parità di altre condizioni. Dibattuto è il ruolo della genetica, mentre meglio definiti sono i fattori modificabili come il fumo, l’alterata funzione della tiroide, lo stress ossidativo e l’elevata concentrazione di colesterolo nel sangue. Per quanto riguarda le disfunzioni della tiroide che provocano l’oftalmopatia, è importante che vengano trattate tempestivamente e in maniera efficace. Un altro fattore da considerare è la terapia con radioiodio. Tale terapia costituisce un approccio consolidato ed efficace all’ipertiroidismo provocato dalla malattia di Graves, ma comporta un piccolo, ma altrettanto definito, rischio di provocare o far peggiorare l’oftalmopatia. In alcune casistiche si è osservato che tale effetto indesiderato della terapia con radioiodio è più frequente nei fumatori e lo è meno se la durata della malattia di Graves è superiore a 5 anni o se l’oftalmopatia è inattiva.

La somministrazione di corticosteroidi previene la comparsa di oftalmopatia nelle persone con malattia di Graves sottoposte a terapia con radioiodio.

Nelle conclusioni gli autori hanno ricordato che l’oftalmopatia è una patologia rara, ma è anche la manifestazione più frequente della malattia di Graves in tessuti diversi da quello della tiroide. La conoscenza dei fattori di rischio e delle misure di prevenzione permette di limitarne ulteriormente la comparsa.                             

Tommaso Sacco

Fonte: Epidemiology, Natural History, Risk Factors, and Prevention of Graves’ Orbitopathy; Frontiers in Endocrinology, November 30.

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