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Nutrizione e malattie della tiroide

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Nutrizione e malattie della tiroide

Una revisione della letteratura ha valutato le possibili relazioni fra componenti della nutrizione e malattie della tiroide. I risultati hanno indicato che lo iodio è l’elemento della dieta più importante per la salute della tiroide, seguito da ferro e selenio.

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La tiroidite di Hashimoto e la malattia di Graves sono esempi di malattie autoimmuni della tiroide e sono fra le patologie più frequenti con questo tipo di meccanismo. Gli anticorpi diretti contro la perossidasi tiroidea, enzima determinante per la produzione degli ormoni della tiroide, e quelli rivolti contro il recettore del TSH sono presenti nelle persone con tiroidite di Hashimoto e malattia di Graves, rispettivamente. Oggi è stato acquisito che la predisposizione genetica, i fattori ambientali, compresi quelli relativi alla dieta, e concomitanza di altre malattie del sistema immunitario contribuiscono allo sviluppo delle malattie autoimmuni della tiroide. Per valutare l’effetto dello iodio, del ferro e del selenio sul rischio di sviluppo delle malattie sopracitate, sui meccanismi di sviluppo e sul trattamento è stata eseguita una ricerca di articoli sull’argomento. I risultati hanno indicato che, a parte i ben noti problemi che crea una carente assunzione di iodio, l’introduzione prolungata nel tempo di elevate quantità di tale elemento può aumentare la probabilità di sviluppare una tiroidite autoimmune. Fra le cause di queste alterazioni c’è anche che la tireoglobulina ad elevato contenuto di iodio stimola le risposte immunitarie. La mancanza di ferro altera il metabolismo della tiroide in maniera profonda in quanto la perossidasi tiroidea viene attivata da un legame con una molecola denominata Eme che contiene ferro. Le persone con malattie autoimmuni della tiroide presentano spesso una carenza di ferro in quanto alle tiroiditi tendono ad associarsi gastriti che limitano la capacità dell’intestino di assorbire il ferro. Anche la malattia celiaca, che riduce l’assorbimento di ferro, si associa in alcuni soggetti alla tiroidite. In due terzi delle donne con sintomi persistenti di ipotiroidismo nonostante la cura con dosi appropriate di levotiroxina, ristabilendo valori di ferritina nel sangue superiori a 100 µg/litro si osserva un miglioramento dei sintomi. Riguardo al selenio, esso è legato a molecole denominate selenoproteine che sono indispensabili per un corretto funzionamento della tiroide. In particolare, le perossidasi del glutatione rimuovono l’eccesso di una molecola, denominata perossido di idrogeno, prodotta nella tiroide nel corso della sintesi degli ormoni. Ricerche osservazionali e studi randomizzati e controllati hanno dimostrato che il selenio, probabilmente aumentando la concentrazione di selenoproteine, può ridurre la produzione di anticorpi anti-perossidasi tiroidea, l’ipotiroidismo e lo sviluppo di tiroidite post partum.

Nelle conclusioni gli autori sottolineano che le evidenze disponibili in questo campo sono ancora relativamente poche e, a volte, contraddittorie. Per questo auspicano che studi futuri forniscano ulteriori conferme sul ruolo di iodio, ferro e selenio nella prevenzione delle malattie della tiroide.

Tommaso Sacco

Fonte: Multiple nutritional factors and thyroid disease, with particular reference to autoimmune thyroid disease; Proceedinds of the Nutrion Society, 2018 Sep 13:1-11.