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Un numero minimo di tiroidectomie eseguite ogni anno da un chirurgo, è indicativo di maggiori probabilità di successo?

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Un numero minimo di tiroidectomie eseguite ogni anno da un chirurgo, è indicativo di maggiori probabilità di successo?

Un gruppo di specialisti di un’importante Università degli Stati Uniti ha pubblicato un articolo nel quale si propone un numero minimo annuo di tiroidectomie eseguite come criterio per prevedere una migliore riuscita dell’intervento.

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Adam e colleghi, dell’Università Duke della Carolina del Nord, sono partiti dalla considerazione che, da tempo, si afferma che un chirurgo che esegua un elevato numero di tiroidectomie offra maggiori garanzie circa la riuscita dell’intervento, ma nessuna ricerca ha individuato un numero minimo di operazioni di questo tipo che rappresenti la “soglia” di garanzia dell’esito. Utilizzando un ampio archivio di dati, sono stati individuati 16954 soggetti sottoposti a tiroidectomia totale, nel 47% dei casi per un cancro della tiroide e nel 53% per una malattia benigna. Considerando tutti i chirurghi che hanno eseguito tali interventi, il numero medio di tiroidectomie, fatte in un anno da ciascun operatore, è stato di sette, ma ben il 51% degli operatori ne ha eseguita solo una. Sempre considerando la casistica nel suo insieme, il 6% dei malati, dopo l’operazione, è andato incontro a complicanze. Utilizzando opportuni approcci statistici, si è rilevato che a partire dai 26 interventi per anno si osservava una riduzione statisticamente significativa (p<0.01) del rischio di complicanze post-operatorie. E’ emerso anche che, nell’81% dei casi, a operare sono stati chirurghi che ogni anno fanno al massimo 25 tiroidectomie. Usando 25 come limite fra bassa e alta frequenza di interventi, si è calcolato che, chi veniva operato da chirurghi a “bassa frequenza” di interventi (≤25), aveva il 50% di probabilità in più di avere complicanze (p=0.002) e ricoveri in ospedale più prolungati del 12% (p=0.006). Rimanendo ai chirurghi a “bassa frequenza”, si è rilevata una proporzione inversa fra numero di interventi eseguiti in un anno e rischio di complicanze post-operatorie. Infatti, il rischio era dell’87% nei casi operati da chirurghi che eseguivano 1 tiroidectomia all’anno, del 68% se ne eseguivano 2-5 all’anno e così via, fino al solo 3% di rischio di complicanze se le tiroidectomie fatte in un anno erano da 21 a 25.

Nelle conclusioni, gli autori sottolineano che questo è il primo studio che ha identificato una soglia di frequenza annuale di tiroidectomia correlabile con maggiori probabilità di successo: da 26 in su. Aggiungono che l’applicazione di tali criteri può avere riflessi importanti non solo sulla salute del malato, che ha un valore prioritario, ma anche su aspetti di gestione della Sanità e di riduzione della spesa. Va sottolineato che quanto proposto da Adam e colleghi è riferibile alla realtà degli Stati Uniti, ma non necessariamente trasferibile all’Italia, dove sarebbe interessante eseguire una ricerca simile.

Tommaso Sacco

Fonte: Is There a Minimum Number of Thyroidectomies a Surgeon Should Perform to Optimize Patient Outcomes?; Annals of Surgery, 2017 Feb;265(2):402-407