Noduli e ipotiroidismo: quali relazioni e quali approcci

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Noduli e ipotiroidismo: quali relazioni e quali approcci

Massimo Tonacchera, Professore Associato di Endocrinologia dell’Università di Pisa, illustra le caratteristiche principali dei noduli della tiroide e spiega come si affrontano.

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Massimo Tonacchera, in apertura della sua intervista, spiega che l’attuale diffusione dei noduli della tiroide si deve alla carenza di iodio, che in passato è stato un problema frequente in Italia, e all’attuale discreta prevalenza delle tiroiditi autoimmuni. Le più frequenti alterazioni della forma della tiroide possono essere due: un aumento diffuso delle sue dimensioni, provocato dal gozzo, o la presenza di uno o più noduli, in una ghiandola di dimensioni normali. L’intervistato spiega che, di solito, ai noduli da pregressa carenza di iodio si associa un normale funzionamento della tiroide, mentre, quando ai noduli si accompagna un ipotiroidismo, il loro sviluppo è dovuto a tiroiditi autoimmuni. I noduli piccoli ci si limita a controllarli nel tempo, per verificare che non ne cambino le dimensioni. Infatti, nel 97% dei casi essi sono benigni. Se sono più grandi o hanno altre caratteristiche che suggeriscono verifiche più approfondite, si esegue un agoaspirato, esame semplice e che non provoca fastidi particolari. Esso permette di definire la natura del nodulo. Massimo Tonnacchera precisa che, anche nell’1% di riscontri di lesioni neoplastiche, esse raramente destano preoccupazioni, perché i tumori della tiroide hanno un basso grado di malignità, rispetto ad altre neoplasie.

I noduli sono alterazioni della tiroide che si presentano spesso, non sempre richiedono approfondimenti diagnostici, ma certamente vanno seguiti nel tempo. In rarissimi casi i noduli sono neoplastici e possono essere curati con successo. 

Video: Marco Marcotulli

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