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Necessità di un secondo ricovero dopo interventi sulla tiroide

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Necessità di un secondo ricovero dopo interventi sulla tiroide

Un gruppo di esperti statunitensi ha valutato la frequenza di secondi ricoveri di persone sottoposte in precedenza a un intervento chirurgico sulla tiroide. I risultati hanno indicato che i secondi ricoveri sono relativamente poco frequenti e so rendono necessari, nella maggioranza dei casi, poco tempo dopo l’intervento.

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Negli Stati Uniti la frequenza di ricoveri entro 30 giorni da un precedente intervento sulla tiroide e una variabile tenuta in considerazione per valutare la qualità dell’approccio chirurgico, in base alla quale viene deciso il rimborso della prestazione. Rios-Diaz e colleghi hanno analizzato le frequenze di secondi ricoveri avvenuti, in tutti gli Stati Uniti, dopo operazioni di tiroidectomia e hanno anche indagato i fattori associati a una maggiore probabilità che tali ricoveri si verifichino. Usando l’archivio nazionale di secondi ricoveri relativi all’anno 2014, gli autori hanno individuato i soggetti che erano stati sottoposti in precedenza a interventi come: tiroidectomia totale, tiroidectomia parziale, lobectomia della tiroide e altri simili. Specifiche analisi statistiche hanno quantificato: la frequenza di secondi ricoveri, le cause più comuni degli stessi e il tempo trascorso fra l’intervento e il ricovero. Un totale di 2654 malati è stato sottoposto a operazioni sulla tiroide nel periodo considerato e, di essi, 990 (4.4%) sono stati ricoverati entro i 30 giorni successivi. La diagnosi registrata più frequentemente al secondo ricovero è stata quella di alterazioni del metabolismo del calcio e ipocalcemia, rispettivamente per il 36.0% e per il 26.6% dei casi. Queste cause si sono confermate prevalenti, a prescindere dalla patologia che aveva richiesto l’intervento sulla tiroide: gozzo, cancro o alterata funzione della ghiandola e dal tempo trascorso fra operazione e secondo ricovero. Questo è avvenuto nel 54.6% dei casi entro 7 giorni dalle dimissioni successive all’intervento e nel 24.6% entro i primi 2 giorni. Fattori associati a una maggiore probabilità di secondo ricovero sono stati: l’avere un’assistenza sanitaria denominata Medicare (rapporto di probabilità aggiustato 1.47 e intervallo di confidenza al 95% 1.03-2.11) o un’assicurazione chiamata Medicaid (rapporto di probabilità aggiustato 1.44 e intervallo di confidenza al 95% 1.02-1.99), essere stati trasferiti in una struttura di ricovero e assistenza per malati “post-acuti” (rapporto di probabilità aggiustato 2.31 e intervallo di confidenza al 95% 1.48-3.62) o a casa con assistenza domiciliare (rapporto di probabilità aggiustato 1.78 e intervallo di confidenza al 95% 1.21-2.63) e una durata del ricovero successivo all’operazione maggiore o uguale a 2 giorni. L’unica complicanza associata a una maggiore probabilità di secondo ricovero è stata l’ipocalcemia (rapporto di probabilità aggiustato 1.5 e intervallo di confidenza al 95% 1.1-2.06). La probabilità di avere bisogno di un secondo ricovero non si è associata all’indicazione che aveva avuto a suo tempo l’intervento chirurgico.

Rios-Diaz e colleghi hanno concluso che la frequenza di secondi ricoveri, dopo interventi sulla tiroide, è molto bassa in assoluto e che avvengono per alterazioni del metabolismo del calcio e di quello di altri minerali. Fattori socio-economici, malattie associate e complicanze sono stati posti in rapporto con i secondi ricoveri. La conoscenza di questi fattori può guidare approcci mirati a ridurre i secondi ricoveri.

Tommaso Sacco

Fonte: Understanding nationwide readmissions after thyroid surgery; Surgery, 2019 Feb; 165(2):423-430