Microbiota e malattie della tiroide

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Microbiota e malattie della tiroide

È stata pubblicata una revisione della letteratura dedicata alla relazione fra microbiota e malattie della tiroide. Fra gli argomenti trattati c’è quello dell’influenza delle modificazioni del microbiota su patologie come la tiroidite di Hashimoto e la malattia di Graves.

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Varie linee di ricerca mirate hanno valutato gli effetti di fattori ambientali sullo sviluppo e sull’andamento delle malattie autoimmuni. Se inizialmente si è puntata l’attenzione soprattutto su fattori relativi all’ambiente esterno all’organismo, più di recente si è cominciato a considerare quello interno e, in particolare, sull’insieme di microrganismi che costituiscono il microbiota intestinale. È ormai noto che il microbiota sviluppa rapporti strettii, e in continua evoluzione, con il sistema immunitario dell’organismo umano fin dai primi mesi di vita modulando, ad esempio, l’attività dei linfociti T e il rilascio delle citochine dalle quali dipende la risposta immunitaria, normale o patologica. Molte evidenze hanno posto in relazione le alterazioni del microbiota con la comparsa di malattie autoimmuni di vari organi e apparati. Le due principali patologie autoimmuni della tiroide sono la tiroidite di Hashimoto e la malattia di Graves. Nella prima i danni a carico delle cellule della ghiandola provocano ipotiroidismo, a volte con andamento subclinico. Nella malattia di Graves gli autoanticorpi si legano ai recettori della tireotropina, stimolando la produzione di quantità eccessive di ormoni della tiroide. Ricerche di laboratorio hanno dimostrato che modificazioni della quantità o del tipo dei microrganismi che compongono il microbiota sono in grado di modificare i meccanismi di autoimmunità caratteristici della tiroidite di Hashimoto e, secondo alcuni autori, influirebbero sulla risposta della malattia di Graves ai farmaci antitiroidei. Un’altra relazione generale che è stata individuata è quella fra microbiota e cancro. Infatti, le alterazioni dei microrganismi presenti nell’intestino, oltre a favorire l’infiammazione, possono anche promuovere modificazioni cellulari che sono alla base dello sviluppo delle neoplasie. Se per alcuni tipi di tumori si sono raccolte evidenze convincenti in proposito, non sono conclusive quelle che riguardano il carcinoma della tiroide. I meccanismi che sono stati proposti sono due: l’effetto di ceppi di batteri sulla stabilità del DNA delle cellule e la capacità di certi microrganismi di influenzare le risposte del sistema immunitario che distruggono le cellule neoplastiche. Nella revisione si citano due studi che hanno valutato il rapporto fra microbiota e noduli benigni o maligni della tiroide. I riscontri raccolti suggerirebbero che specifiche modificazioni qualitative e quantitative del microbiota caratterizzano i soggetti normali e quelli con noduli benigni o maligni.

Nelle conclusioni gli autori hanno segnalato che molte evidenze concordano nell’indicare che alle malattie autoimmuni della tiroide e alle neoplasie della ghiandola si associano specifiche modificazioni del microbiota e che future ricerche dovranno chiarire se si possa intervenire su quest’ultimo per prevenire o curare le patologie in questione.

Tommaso Sacco

Fonte: The Human Microbiota in Endocrinology: Implications for Pathophysiology, Treatment, and Prognosis in Thyroid Diseases; Frontiers in Endocrinology, 11:586529.

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