Metimazolo e rischio di pancreatite in persone con ipertiroidismo

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Metimazolo e rischio di pancreatite in persone con ipertiroidismo

Specialisti italiani hanno eseguito una ricerca retrospettiva per valutare la frequenza di comparsa di pancreatiti acute in persone con ipertiroidismo in trattamento con metimazolo. I risultati hanno confermato che, seppure in casi molto rari, meno dello 0.4% delle persone trattate, tale evento indesiderato si può presentare.

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Per più di settant’anni i composti definiti tionamidici sono stati usati per curare l’ipertiroidismo e hanno contribuito a ridurre le conseguenze di questa disfunzione in termini di malattie associate e rischio di decesso. Tre sono i composti di questo tipo disponibili. Il metimazolo, il suo precursore carbimazolo e il propiltiouracile. Metimazolo e propiltiouracile sono di solito ben tollerati nella pratica clinica ed eventi indesiderati, come danni al fegato e un’alterazione delle cellule del sangue denominata agranulocitosi, si possono verificare nello 0.5-1.0% di chi assume tali farmaci. Per la sua efficacia, la sua sicurezza e la sua maneggevolezza il metimazolo è diventato il farmaco più impiegato nella cura dell’ipertiroidismo. Nel gennaio 2019 l’Agenzia Europea dei Medicinali ha aggiunto al foglietto illustrativo del metimazolo la pancreatite acuta come possibile effetto indesiderato della sua somministrazione. Tale modifica si è basata su 6 casi di questa patologia del pancreas segnalati in persone che assumevano il farmaco, nonostante una ricerca di popolazione non avesse rilevato questo rischio. Per contribuire a fare chiarezza sull’associazione fra trattamento con metimazolo e comparsa di pancreatite acuta, Pecere e colleghi hanno eseguito uno studio retrospettivo analizzando archivi amministrativi di dati relativi al periodo compreso fra 2013 e 2018, estratti da registri anagrafici, lettere di dimissioni dagli ospedali e segnalazioni di effetti collaterali dei farmaci. È stato valutato il rischio di comparsa di pancreatite acuta nei soggetti in cura con il metimazolo per un periodo di almeno 18 mesi e i risultati sono stati suddivisi per trimestri. Si è impiegato un metodo statistico definito regressione di Poisson per stimare il rischio relativo, riferito a età e sesso, e i rispettivi intervalli di confidenza al 95% in persone che usavano e non usavano il metimazolo. È stato calcolato anche il rischio assoluto di sviluppo di pancreatite acuta. I risultati hanno indicato che su un totale di 23.087 nuovi utilizzatori di metimazolo ci sono stati 61 ricoveri durante il periodo di osservazione. Il rischio di comparsa di pancreatite acuta è aumentato di 3.4 volte nel primo trimestre di assunzione (RR 3.40; intervallo di confidenza al 95% 2.12-5.40), di 2.4 volte nel secondo trimestre (RR 2.40; intervallo di confidenza al 95% 1.36-4.23) e di 2.8 volte nel terzo trimestre (RR 2.80; intervallo di confidenza al 95% 1.66-4.73). Nei mesi successivi tale aumento di rischio non c’è più stato. Il rischio assoluto di comparsa di pancreatite acuta, per le persone in cura con metimazolo, è stato di meno dello 0.4% nei primi 18 mesi di assunzione, in tutte le fasce di età e in ambo i sessi.

Nelle conclusioni Pecere e colleghi hanno evidenziato che i risultati della loro ricerca hanno confermato l’aumento del rischio pancreatite acuta in corso di trattamento con metimazolo. Hanno anche dimostrato che tale incremento sarebbe limitato ai primi mesi di assunzione e che comunque, in termini assoluti, la pancreatite acuta è un evento indesiderato raro, con una frequenza, ben al di sotto dell’1%.                 

Tommaso Sacco

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