Malattia di Graves pediatrica: terapia con radioiodio e tiroidectomia

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Malattia di Graves pediatrica: terapia con radioiodio e tiroidectomia

Le Linee Guida sulla malattia di Graves pediatrica dell’Associazione Europea della Tiroide hanno fornito indicazioni sulla cura con il radioiodio e sulla tiroidectomia in questa patologia. il presente aggiornamento riassume tali indicazioni.

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Il radioiodio viene captato e metabolizzato dalle cellule della tiroide, che lo immagazzinano nei follicoli. Le radiazioni emesse dal radioiodio hanno un effetto, sulla ghiandola, che equivale, di fatto, alla sua ablazione. La somministrazione del radioiodio viene descritta dalle Linee Guida, infatti, come trattamento definitivo della malattia di Graves alla pari della tiroidectomia chirurgica. La quantità di radioiodio somministrato determina la sua attività e viene personalizzata, in ogni singolo caso, per avere un buon bilancio tra efficacia e sicurezza. In teoria, la somministrazione di radioiodio può essere fatta in qualsiasi persona con malattia di Graves, salvo controindicazioni come gravidanza o prospettiva di concepimento nei sei mesi successivi alla somministrazione, allattamento, età inferiore a 5 anni e oftalmopatia tiroidea, in quanto quest’ultima può essere peggiorata dal radioiodio. Controindicazioni relative sono età compresa fra 5 e 10 anni, oftalmopatia tiroidea inattiva e un grande gozzo, che può richiedere trattamenti ripetuti. Gli effetti indesiderati provocati dal radioiodio in pediatria sono molto rari. Le Linee Guida sono accompagnate da un supplemento che contiene indicazioni sulla preparazione di bambini e di adolescenti all’assunzione di radioiodio. Dopo uno o due giorni dalla somministrazione di questo trattamento, può riprendere l’assunzione di farmaci antitiroidei, da continuare per almeno tre mesi, se si sceglie l’approccio “soppressione con sostituzione”. In alternativa si può adattare la dose di questi farmaci in base alle concentrazioni dell’ormone della tiroide. Ai malati sottoposti al trattamento e ai loro genitori vanno fornite informazioni circa il rischio, raro, che si sviluppi una crisi tiroidea dopo la somministrazione del radioiodio e la prima visita di controllo da parte di un endocrinologo pediatra va programmata dopo 4-6 settimane. Dato che l’obiettivo della terapia con radioiodio è l’ablazione completa della tiroide, bisogna prevedere una sostituzione degli ormoni endogeni con la levotiroxina per il resto della vita del soggetto. Se a distanza di 12 mesi dal trattamento con il radioiodio si osserva ancora un ipertiroidismo, si può prendere in considerazione una nuova somministrazione della stessa sostanza.

L’altro trattamento, proposto nelle Linee Guida come definitivo, è l’asportazione totale della tiroide. Il vantaggio di questa soluzione, rispetto alla somministrazione di radioiodio, è che cura immediatamente l’ipertiroidismo, eliminando l’origine dell’eccessiva secrezione di ormoni della tiroide e ovviamente comporta l’assunzione a vita della levotiroxina. Nelle Linee Guida si raccomanda che, prima della tiroidectomia, si raggiunga la condizione di eutiroidismo, somministrando farmaci antitiroidei, per ridurre il rischio di effetti indesiderati dell’anestesia e la comparsa di una tempesta tiroidea. Il rischio di decesso dopo tiroidectomia in età pediatrica, è molto basso inferiore all’0.1%. I problemi che si possono presentare sono: una riduzione della concentrazione di calcio nel sangue e danni al nervo laringeo. Più rari sono infezioni, emorragie e cicatrizzazioni non corrette.      

Nelle Linee Guida dell’Associazione Europea della Tiroide si descrivono come trattamenti definitivi della malattia di Graves pediatrica la terapia con radioiodio e la tiroidectomia e si forniscono informazioni sugli obiettivi e sugli effetti delle due cure.

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