Malassorbimento del lattosio e trattamento con levotiroxina

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Malassorbimento del lattosio e trattamento con levotiroxina

Esperti italiani hanno pubblicato una revisione della letteratura sull’associazione tra il malassorbimento del lattosio e varie malattie e anche sulle conseguenze che esso può avere su alcuni trattamenti, fra i quali la cura dell’ipotiroidismo con levotiroxina. Riguardo a quest’ultimo aspetto, hanno segnalato la necessità, in alcuni casi, di adattare la dose della levotiroxina.

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Il malassorbimento del lattosio è un quadro provocato da una ridotta attività dell’enzima lattasi che, a sua volta, può essere causa di sintomi relativi all’apparato gastroenterico come dolore addominale, gonfiore e diarrea. Il malassorbimento, che si può presentare sia nell’età pediatrica che in quella adulta, è chiamato anche intolleranza al lattosio. La mancata digestione di questo zucchero, dovuta all’assenza o alla carenza della lattasi, attiva un meccanismo, denominato osmosi, che attira acqua dalla parete verso il lume dell’intestino, aumentando il volume del contenuto di quest’ultimo e aumentando la velocità di transito delle feci. Inoltre, il lattosio viene metabolizzato dal microbiota e ciò tende a peggiorare i sintomi sopracitati. In particolare per quanto riguarda l’effetto dell’intolleranza al lattosio sul trattamento delle patologie tiroidee, l’alterazione del contenuto dell’intestino, l’accelerazione del transito nell’organo e la fermentazione del lattosio da parte dei batteri del microbiota possono avere, come risultato finale, una riduzione dell’assorbimento della levotiroxina. A supporto di tale evidenza, Usai-Satta e colleghi hanno citato i risultati di diversi studi. Nel 2014 Asik e colleghi hanno individuato un malassorbimento del lattosio nel 75% di una casistica di tiroidite di Hashimoto. Inoltre, hanno rilevato una riduzione della concentrazione nel sangue del TSH dopo avere ridotto il contenuto di lattosio nella dieta dei soggetti valutati, a conferma di una maggiore efficacia della levotiroxina somministrata. Purtroppo in questa ricerca è stato impiegato un metodo per diagnosticare l’intolleranza al lattosio che non era adeguatamente validato. Usai-Satta e colleghi hanno citato anche una ricerca eseguita in Italia sullo stesso argomento e pubblicata anch’essa nel 2014. In tale studio sono stati seguiti 34 soggetti con tiroidite di Hashimoto e con intolleranza al lattosio, che non aderivano a una dieta priva di tale zucchero. La dose mediana di levotiroxina impiegata per ottenere il valore di TSH stabilito come obiettivo (mediana del TSH 1.02 mU/L) è stata di 1.31 mcg/kg/giorno. Nel gruppo con intolleranza al lattosio, solo 5 dei 34 soggetti hanno raggiunto la concentrazione di TSH nel sangue desiderata. Negli altri 29 si è dovuta aumentare progressivamente la dose di levotiroxina fino ad arrivare a una dose mediana di 181 mcg/kg/giorno. Tale dose è stata superiore del 38% rispetto a quella richiesta nel sottogruppo di 5 soggetti precedentemente citati e la differenza è stata statisticamente significativa: p<0.0001. Sempre nel sottogruppo di 29 casi nei quali è stato necessario un aumento della dose di levotiroxina per normalizzare il TSH, un’ulteriore analisi ha dimostrato che la dose è stata più alta nei soggetti che oltre all’intolleranza al lattosio, avevano altre malattie gastrointestinali, rispetto a quella necessaria nelle persone con la sola intolleranza al lattosio.                     

Nelle conclusioni, Usai-Satta e colleghi hanno sottolineato che l’intolleranza al lattosio può influenzare negativamente l’assorbimento della levotiroxina e rendere necessari aumenti della dose somministrata, soprattutto se le persone con malassorbimento non seguono una dieta priva di lattosio. 

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