Linee Guida sulla orbitopatia

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Linee Guida sulla orbitopatia

Un gruppo internazionale di esperti, del quale hanno fatto parte anche specialisti italiani, ha pubblicato, sotto l’egida della Società Europea di Endocrinologia, delle Linee Guida sull’orbitopatia associata alla malattia di Graves. Di tale patologia si trattano tutti gli aspetti, dalla classificazione alla cura.

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L’orbitopatia, denominata anche oftalmopatia tiroidea, consiste in un insieme di alterazioni che coinvolgono tessuti posti intorno agli occhi e che determinano la sporgenza di questi ultimi, indicata con il nome di esoftalmo. Essa è la principale manifestazione della malattia di Graves che si verifica non a carico della tiroide e meno spesso è conseguenza di una tiroidite cronica da autoimmunità. L’orbitopatia tiroidea è relativamente rara, con un’incidenza stimata di 0.54-0.9 casi su 100.000 persone per anno nei maschi e 2.67-3.3 casi su 100.000 persone per anno nelle femmine. Le forme di gran lunga più frequenti sono quelle lievi e non progressive e le forme moderate e severe sono, nell’insieme, il 5-6% del totale dei casi. L’orbitopatia tiroidea ha un effetto molto negativo sulla qualità di vita, anche quando si presenta in forma lieve e, nei casi da moderati a gravi, è impegnativa da gestire perché spesso risponde solo parzialmente alle cure. Nel 2016 l’Associazione Europea della Tiroide e il Gruppo Europeo delle Linee Guida per la gestione dell’orbitopatia di Graves hanno pubblicato delle Linee Guida, ma, da allora, sono comparsi numerosi studi importanti che hanno proposto nuovi trattamenti. Bartalena e colleghi hanno quindi aggiornato tale documento, facendo il punto su tutti gli aspetti del problema. Nelle nuove Linee Guida si sottolinea che la scelta della cura dovrebbe essere basata sull’accurata definizione dell’attività clinica e della gravità dell’orbitopatia di Graves. Per raggiungere tale obiettivo è di fondamentale importanza che il malato acceda tempestivamente a un Centro specializzato. I fattori di rischio per lo sviluppo dell’orbitopatia sono il fumo, la disfunzione della tiroide, l’elevata concentrazione nel sangue degli autoanticorpi anti-TSH, il trattamento con radioiodio e l’ipercolesterolemia. Nei casi lievi e attivi dell’orbitopatia di Graves di solito è sufficiente controllare i fattori di rischio e somministrare cure locali e selenio ai malati che vivono in aree a rischio di carenza di questo elemento. Nel documento si precisa che, nei casi nei quali si decide di curare la malattia di Graves con il radioiodio, è necessario somministrare basse dosi di prednisone per via orale per prevenire l’orbitopatia di Graves, specialmente se sono presenti uno o più dei fattori di rischio sopra citati. Nei casi in cui l’orbitopatia è in forma da moderata a severa e in quelli nei quali minaccia la vista, è preferibile gestire la malattia di Graves con farmaci antitiroidei. Sulla base delle evidenze disponibili e tenendo conto del bilancio fra efficacia e tollerabilità, dei costi e dei rimborsi delle cure, della disponibilità dei farmaci, dell’efficacia a lungo termine e delle preferenze dei malati, dopo che sono stati informati dettagliatamente sulle terapie, le Linee Guida hanno raccomandato di usare un’associazione tra metilprednisolone per via endovenosa e di micofenolato di sodio. Fra le cure di seconda linea indicate nelle forme da moderate a severe, sono state elencate terapie che vanno da un secondo ciclo di metilprednisolone per via endovenosa, da fare dopo un’accurata valutazione del quadro oculistico e di quello di laboratorio, all’utilizzo di anticorpi monoclonali, come teprotumumab, rituximab e tocilizumab. Altre cure citate dalle Linee Guida sono quelle chirurgiche.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che qualsiasi nuova cura per l’orbitopatia di Graves dovrà essere verificata con studi clinici rigorosi prima di trarre conclusioni sulla sua efficacia.

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