L’elastosonografia nella diagnosi dei noduli della tiroide

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L’elastosonografia nella diagnosi dei noduli della tiroide

Esperti Italiani hanno eseguito una revisione della letteratura sugli esami impiegati per la diagnosi dei noduli della tiroide, in particolare per quanto riguarda la definizione della loro natura benigna o maligna. Nelle conclusioni hanno evidenziato che l’elastosonografia offre interessanti prospettive nella caratterizzazione dei noduli.

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L’incidenza dei noduli della tiroide sta aumentando rapidamente in tutto il Mondo, mentre la frequenza di decessi dovuti a questa patologia non aumenta. Negli Stati Uniti il riscontro non previsto di noduli nel corso di un’ecografia della tiroide, ha una frequenza che varia dal 19 al 68%. L’ecografia ha certamente una sensibilità maggiore, rispetto alla palpazione del collo, nell’individuare queste formazioni, mentre non è altrettanto decisiva nel definirne la natura benigna o maligna. È vero che alcune caratteristiche dei noduli rilevabili con l’ecografia sono associate alla malignità, ma il valore predittivo dei risultati dell’esame resta limitato. Ciò fa sì che, in presenza di immagini sospette osservate con l’ecografia, si renda necessario l’agoaspirato per precisare la diagnosi. D’altra parte, pensare di eseguire questo esame per tutti i noduli non è realistico e, infatti, la stessa Società Americana della Tiroide nelle sue Linee Guida ha definito caratteristiche precise delle formazioni nodulari da sottoporre all’agoaspirato. Per tutti questi motivi si è alla ricerca di un esame che sia più sensibile della normale ecografia, ma meno impegnativo dell’agoaspirato, per definire la natura maligna dei noduli. Era stata proposta l’ecografia con il mezzo di contrasto, che può essere utile, ma non è decisiva. Un esame molto promettente per valutare la natura dei noduli è l’elastosonografia. Fresilli e colleghi hanno eseguito una revisione della letteratura per cercare evidenze a supporto del ruolo dell’elastosonografia nella diagnosi dei noduli della tiroide. Nell’articolo sono stati elencati gli altri esami usati in questo campo e si cita anche l’impiego dell’intelligenza artificiale. In particolare, l’elastosonografia presenta il vantaggio di non essere invasiva, di non richiedere la somministrazione di un mezzo di contrasto, di essere sicura, di necessitare di un normale ecografo, di non richiedere troppo tempo e di avere una costanza di valutazione tra un operatore e l’altro. Dal punto di vista della persona che si sottopone all’esame, l’elastosonografia è uguale a una normale ecografia. Il soggetto da esaminare è sdraiato sul lettino e l’operatore posiziona la sonda dell’ecografo sul collo, producendo una lieve pressione. Inquadrando sullo schermo del computer il nodulo e inserendolo in un apposito riquadro che compare sullo schermo dell’ecografo si osserva l’immagine caratteristica dell’elastosonografia, nella quale le strutture del nodulo e quelle che lo circondano sono colorate diversamente in base alla durezza. I colori variano tra un ecografo e l’altro e a seconda del programma utilizzato, ma in genere appaiono in rosso/verde le strutture meno rigide e in blu quelli più duri o “anelastici”.

Nelle conclusioni gli autori hanno confermato che molti articoli hanno già dimostrato l’alto valore diagnostico dei riscontri raccolti con l’elastosonografia nello studio dei noduli della tiroide. Anche se si tratta di un esame ancora oggetto di ricerca, si può prevedere che in futuro assuma un ruolo centrale nella definizione della natura benigna o maligna dei noduli.  

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