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Ipotiroidismo e apporto di iodio

Parere degli esperti |time pubblicato il
Ipotiroidismo e apporto di iodio

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Gli ormoni tiroidei (triiodotironina [T3] e tiroxina [T4]) svolgono un ruolo critico nel controllo del metabolismo di zuccheri, grassi e proteine, nella regolazione del metabolismo basale, e nella regolazione della temperatura corporea. Essi sono indispensabili per lo sviluppo neurologico del feto, in particolare nelle prime fasi dello sviluppo del sistema nervoso. La produzione di una adeguata quantità di ormoni tiroidei è perciò indispensabile per un normale accrescimento corporeo e per lo sviluppo e la maturazione dei vari apparati.

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Il funzionamento della tiroide è regolato dal cosiddetto “asse ipotalamo-ipofisi-tiroide”. A livello cerebrale (nell’area chiamata ipotalamo) viene prodotto il TRH (TSH releasing hormone, ormone rilasciante il TSH); quest’ormone stimola la secrezione di un altro ormone prodotto dall’ipofisi, il TSH (thyroid stimulating hormone, ormone stimolante la tiroide) che, a sua volta, promuove la sintesi e la secrezione degli ormoni tiroidei a livello della tiroide. I livelli ematici di questi ultimi, a loro volta, regolano il rilascio di TRH e di TSH attraverso un meccanismo di “autolimitazione” chiamato “feedbacknegativo”. In pratica, alti livelli di T3 e di T4 sono in grado di bloccare la produzione di TRH e, a cascata, di TSH, evitando in questo modo che vi siano troppo ormoni tiroidei in circolo.

Lo iodio è il componente essenziale degli ormoni tiroidei. Dato che questa sostanza è scarsamente presente negli alimenti e nell’ambiente in genere, la tiroide la concentra e la conserva al suo interno, per poi utilizzarla per la sintesi degli ormoni tiroidei. In natura la fonte principale di iodio è rappresentata dagli alimenti, soprattutto il pesce, mentre alimenti come il latte, le uova, la carne e i cereali ne contengono quantità minori. La quantità di iodio presente nella frutta e nella verdura dipende dalla presenza di esso nel terreno su cui sono cresciute, dall'uso di fertilizzanti e dalle pratiche di irrigazione.

Il fabbisogno quotidiano di iodio è di 150 mcg (microgrammi) nell’adulto e aumenta in gravidanza e durante l’allattamento; ogni donna che programmi una gravidanza dovrebbe iniziare ad assumere circa 250 mcg di iodio al giorno, come raccomandato dalla OMS, e l’assunzione dovrebbe proseguire fino al termine dell’allattamento al seno.

Dal momento che la tiroide dipende dall’ambiente esterno per l’apporto di iodio, un’alimentazione non adeguata influenza fortemente la normale funzione tiroidea. Dati epidemiologici hanno evidenziato che uno stato di carenza iodica è ancora presente in aree molto estese del territorio nazionale. Infatti, anche se più frequente e più grave nelle aree collinari e montagnose, uno stato di carenza iodica è presente anche in zone di pianura e in alcune località costiere; anche aree urbane, in cui è maggiore l’interscambio alimentare, non sono esenti da tale fenomeno.

In presenza di insufficiente apporto di iodio, anche la quantità intra-tiroidea di iodio si riduce, determinando una riduzione della sintesi di ormoni tiroidei; ciò provoca un aumento della secrezione di TSH che stimola la sintesi degli ormoni da parte della tiroide. Se questa situazione permane e si protrae nel tempo, si verifica un aumento di volume della tiroide (gozzo), che rappresenta una delle manifestazioni conseguenti al deficit nutrizionale di iodio.

Lo iodio non è però l’unico fattore ambientale in grado di influenzare la funzione della tiroide; alcuni agenti chimici rilasciati nell’ambiente, attraverso l’impiego di pesticidi o come risultato dell’attività industriale, possono interferire con il sistema endocrino; sono i cosiddetti interferenti endocrini (EDC). La tiroide rappresenta uno degli organi bersaglio di alcuni EDC, soprattutto durante lo sviluppo pre- e perinatale. Queste sostanze possono influenzare la funzione della tiroide con un “effetto cumulativo” dovuto all’insufficiente apporto iodico ambientale protratto nel tempo e associato all’esposizione a queste sostanze.

Secondo stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la carenza di iodio rappresenta un grave problema di salute pubblica. Essa si traduce in diverse patologie, più o meno gravi a seconda dell’età e del sesso. A seconda della gravità, della durata e del periodo di esposizione alla carenza di iodio si possono avere danni a carico della fertilità, della crescita e dello sviluppo puberale, del sistema nervoso centrale e periferico. La gravidanza e l’infanzia sono le fasi della vita in cui carenze di iodio anche lievi possono provocare dei danni irreversibili.

Disordini da carenza di iodio nelle varie fasi della vita

In gravidanza e durante lo sviluppo fetale

La gravidanza è caratterizzata da una aumentata richiesta di ormoni tiroidei da parte della unità feto-placentare. Pertanto, la tiroide materna si deve adattare a questa situazione producendo una quantità di ormoni circa 1,5 volte maggiore rispetto a quella prodotta in precedenza. Questa situazione richiede che tutto il sistema enzimatico della tiroide lavori in modo adeguato e che ci sia una adeguata introduzione di iodio, il principale substrato per la sintesi degli ormoni tiroidei.

Particolarmente sensibile alla carenza di iodio è il sistema nervoso del nascituro. Il cervello inizia a svilupparsi intorno alla 3-4a settimana di vita intrauterina sotto l’azione degli ormoni tiroidei. Il feto inizia a produrre i propri ormoni tiroidei solo a partire dalla 12a settimana, di conseguenza nel primo trimestre il corretto sviluppo del cervello e degli organi dipende dagli ormoni tiroidei della madre che passano attraverso la placenta. In questa fase un apporto alimentare inadeguato di iodio da parte della madre può avere un impatto negativo sullo sviluppo del cervello fetale.

Le conseguenze di una ridotta concentrazione di ormoni tiroidei materna legata alla carenza di iodio sono note. I disturbi associati, che solitamente sono proporzionali al grado di deficit tiroideo materno, vanno da un disordine di attenzione con iperattività e una sostanziale diminuzione del quoziente intellettivo (cosiddetto cretinismo), a una grave disfunzione mentale e a una aumentata morbilità-mortalità neonatale. Questi disturbi sono di natura irreversibile nei figli delle madri che hanno sofferto di carenza di iodio durante la gravidanza.

La carenza di iodio rappresenta la principale causa prevenibile di ritardo mentale nel mondo, interessando 2 miliardi di persone (il 35% dell’intera popolazione). La prevenzione della carenza di iodio fetale è fattibile a patto che sia assicurata una fornitura di iodio di 250 mcg al giorno alla madre prima e durante tutta la gravidanza, così come durante l’allattamento.

Nel neonato

La carenza di iodio conduce a ipotiroidismo neonatale e a gozzo (aumento di volume della ghiandola tiroidea) neonatale.

Nella fase dell’adolescenza

In questa fase della vita la carenza di iodio può esitare in gozzo, ipotiroidismo giovanile, ritardo mentale, difetti neuropsichici minori e ritardo di accrescimento.

Nella vita adulta

Nell’età adulta la carenza di iodio può determinare la comparsa del gozzo e delle sue complicanze, ipotiroidismo e deficit intellettivo.

La prevenzione della carenza di iodio

Per prevenire la carenza di iodio, l’OMS raccomanda di utilizzare come veicolo il sale alimentare arricchito con opportune quantità di iodio. In Italia nel 2005 è stata approvata una legge che ha introdotto un programma nazionale di iodoprofilassi attraverso l’uso di sale iodato. La profilassi iodica consiste nell’assunzione di sale iodato, cioè sale fortificato con iodio (sale fortificato con 30 mg di iodio/kg).

Il sale arricchito di iodio ha lo stesso aspetto del sale per uso alimentare, non ha odori o sapori particolari, né altera quello dei cibi a cui viene aggiunto. Ogni grammo di sale arricchito di iodio fornisce 30 mcg di iodio in aggiunta a quello già fornito con la dieta.

L’attuale legislazione italiana, anche se prevede la produzione e la vendita di sale iodato su tutto il territorio nazionale, lascia però che il consumo di questo prodotto si mantenga su base volontaria. La profilassi iodica ha portato alla completa eradicazione del gozzo in Paesi europei come la Svizzera e i Paesi Scandinavi. In Italia, dopo 14 anni dalla approvazione della legge, lo stato nutrizionale iodico della popolazione è sicuramente migliorato. La quota di sale iodato su tutto il sale venduto nella grande distribuzione ha raggiunto il 60%, un risultato molto positivo se si pensa che, prima dell’approvazione della legge, la percentuale del sale iodato venduto era solo del 30%. Tuttavia, la iodoprofilassi non è ancora a regime, visto che l’OMS raccomanda una percentuale di sale iodato venduto pari all’80-85% affinché un programma di iodoprofilassi possa essere efficace.

Il risultato più importante ottenuto in Italia in questi ultimi anni è che in Liguria, Toscana, Lazio e Sicilia il gozzo in età scolare può essere considerato sconfitto, in quanto le frequenze di gozzo in queste regioni sono inferiori al 5% (valore soglia al di sopra del quale si parla di endemia gozzigena). Questi dati sono incoraggianti, ma il risultato da raggiungere è che la condizione di iodiosufficienza si estenda a tutte le regioni italiane, riducendo in tal modo il rischio di patologie tiroidee e di deficit neurocognitivi connessi alla carenza nutrizionale di iodio.

Negli anni scorsi la iodoprofilassi è stata appannaggio quasi esclusivo degli endocrinologi, mentre oggi è patrimonio anche di ginecologi, pediatri, medici di medicina generale e nutrizionisti, tutti motivati a diffondere il messaggio "POCO SALE, MA IODATO” per prevenire contemporaneamente sia le malattie legate all’eccessivo consumo di sale (prime fra tutti le patologie cardiovascolari), che i disordini da carenza iodica.

Tutti possono usare il sale iodato, anche soggetti con patologie tiroidee, perché in condizioni fisiologiche la tiroide può tollerare fino a 1 mg (1000 mcg) di iodio al giorno senza che si verifichino effetti negativi, in quanto l’eccesso di iodio viene eliminato dal rene. L’attuazione della profilassi iodica attraverso l’uso del sale iodato non è in contrasto con le raccomandazioni dell’OMS relative alla riduzione del consumo di sale per la prevenzione dell’ipertensione e delle malattie cardiovascolari. Queste raccomandazioni prevedono un consumo non superiore a 5 g al giorno negli adulti e a 2-3 g nei bambini sopra il primo anno di vita; la quantità di iodio aggiunto al sale iodato (30 mcg/g) consente un apporto adeguato di iodio anche nel caso in cui il medico o il nutrizionista raccomandi un ridotto consumo di sale e l’applicazione delle indicazioni dell’OMS.

Giovanna Municchi - UOC di Pediatria, Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, Siena

Bibliografia di riferimento

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  • Laurberg P, Cerqueira C, Ovesen L, et al. Iodine intake as a determinant of thyroid disorders in populations. Best Pract Res Clin Endocrinol Metab 2010;24(1):13-27.
  • Puig-Domingo M, Vila L. The implications of iodine and its supplementation during pregnancy in fetal brain development. Curr Clin Pharmacol 2013;8(2):97-109.