Ipoparatiroidismo conseguente a tiroidectomia: Linee Guida

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Ipoparatiroidismo conseguente a tiroidectomia: Linee Guida

L’Associazione Americana della Tiroide (American Thyroid Association: ATA) ha pubblicato delle Linee Guida sulla gestione dell’ipoparatiroidismo conseguente a tiroidectomia.

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L’ipoparatiroidismo, cioè la ridotta o mancata funzione delle paratiroidi, è la più frequente complicanza della tiroidectomia. Ovviamente, la prima raccomandazione delle Linee Guida dell’ATA è quella che i chirurghi mettano in atto adeguate strategie per minimizzare il rischio di comparsa di ipoparatiroidismo post-chirurgico. I fattori di rischio più importanti di comparsa dell’ipoparatiroidismo sono l’asportazione di tutti e due i lobi della tiroide, la presenza di una tiroidite autoimmune, una particolare tecnica di intervento (dissezione centrale del collo), un gozzo che si estende al di sotto dello sterno, condizioni che favoriscono il malassorbimento e l’inesperienza del chirurgo che esegue la tiroidectomia. Quest’ultimo è un punto molto importante, spesso citato anche dagli specialisti italiani, che suggerisce di rivolgersi, per le tiroidectomie, a chirurghi con una vasta esperienza e una frequente pratica in questo tipo di intervento. Tornando alle Linee Guida dell’ATA, fra le strategie suggerite per minimizzare l’ipoparatiroidismo successivo all’intervento, ci sono: il mantenimento di livelli ottimali nel sangue di vitamina D, l’attenzione a preservare l’irrorazione sanguigna delle paratiroidi e l’auto-trapianto delle paratiroidi che sono andate incontro a ischemia. Un importante aiuto alla gestione dei soggetti sottoposti a tiroidectomia deriva dalla misurazione, durante o subito dopo l’intervento, delle concentrazioni nel sangue di paratormone, dopo che la tiroide è stata asportata. Si segnala che valori inferiori a 15 pg/ml di questa variabile sono indicativi di un aumentato rischio di ipoparatiroidismo.

Fra gli approcci efficaci per le forme lievi o moderate di questa condizione c’è la somministrazione preventiva di calcio e di vitamina D oppure il trattamento con le stesse sostanze adattato in base a misurazioni tempestive del paratormone oppure ancora la verifica delle concentrazioni di calcio nel sangue, con terapia basata sui risultati ottenuti. È necessario seguire con attenzione i livelli di calcio nel sangue per evitare che essi raggiungano valori troppo alti, che possono provocare alterazioni metaboliche e danni ai reni. Forme gravi di ipocalcemia necessitano di ricovero ma, soprattutto, bisogna evitare che l’ipoparatiroidismo si prolunghi nel tempo, in quanto esso ha conseguenze negative sul benessere fisico oggettivo e soggettivo.

Tommaso Sacco

Fonte: American Thyroid Association Statement on Postoperative Hypoparathyroidism: Diagnosis, Prevention, and Management in Adults. Thyroid. 2018 May 31.

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