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Ipertiroidismo subclinico: interessanti approfondimenti da un caso clinico

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Ipertiroidismo subclinico: interessanti approfondimenti da un caso clinico

Il New England Journal of Medicine (in italiano Giornale di Medicina del New England), la più prestigiosa rivista medica al mondo, ha pubblicato un caso clinico proposto da una endocrinologa italiana. Ne sono scaturiti interessanti approfondimenti generali sull’ipertiroidismo subclinico.

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Il New England Journal of Medicine è la rivista con il più alto impact factor (in italiano fattore di impatto) in assoluto. L’impact factor è un indice che misura e attesta il valore medico e scientifico di una rivista. Nel 2018 il New England Journal of Medicine ha pubblicato un caso clinico proposto da Bernadette Biondi, Professore Associato di Endocrinologia e Oncologia Molecolare dell’Università Federico II di Napoli. La pubblicazione di questo caso clinico ha un valore particolare, sia perché è un riconoscimento importante per un’esponente dell’endocrinologia italiana, sia perché, a partire dal caso clinico, si propone una breve revisione delle attuali conoscenze sull’ipertiroidismo subclinico, patologia insidiosa proprio per il fatto di non essere clinicamente evidente. Il caso si riferisce a una donna di 65 anni, giunta all’osservazione per un controllo generale. Nella storia si sono rilevate alterazioni del ritmo del cuore e osteoporosi, ma nessuna evidenza clinica riconosciuta di alterazione della funzione della tiroide. Alla visita, la frequenza cardiaca è stata di 80 battiti al minuto, il lobo sinistro della tiroide è risultato ingrandito e tutte le altre obiettività raccolte con l’esame fisico e con un elettrocardiogramma sono state normali. Le concentrazioni nel sangue del TSH erano di 0.2 mU/L e della FT4 1.2 ng/dl. Dei due valori, solo il TSH era leggermente inferiore alla norma. La diagnosi finale è stata quella di ipertiroidismo subclinico, ma, come scritto in precedenza a corredo della descrizione del caso, si fa il punto sulle attuali conoscenze relative a questa condizione. La frequenza dell’ipertiroidismo clinicamente evidente varia dallo 0.7 all’1.8%, in popolazioni con apporto adeguato di iodio, e dal 2 al 15% in quelle con lieve carenza di iodio. La prevalenza della forma subclinica non è definibile, proprio per il fatto che non è clinicamente evidente e il suo riscontro spesso è casuale. Circa l’evoluzione della forma subclinica in quella “franca”, non si sa quanto spesso avvenga, ma si sa cosa la fa prevedere. La presenza, al momento della diagnosi, di un valore di TSH inferiore a 0.1 mU/L, di solito indica una tendenza a perdurare nel tempo dell’ipertiroidismo subclinico o a evolvere in quello clinicamente evidente. Un altro fattore che si associa a questa evoluzione è la presenza di noduli della tiroide. I casi nei quali il valore del TSH è compreso fra 2 e 4 mU/L, a fronte di valori normali di 0.5-4.5 mU/L, possono andare incontro a normalizzazione del quadro. Nell’articolo si ricorda che fra le condizioni che si possono associare all’ipertiroidismo subclinico, ci sono le modificazioni del ritmo cardiaco e quelle della struttura dell’osso, con aumento del rischio di osteoporosi e frattura, e quelle neurologiche sotto forma di alterazioni delle funzioni cognitive e di comparsa di demenza. Dall’insieme delle informazioni riportate nell’articolo, si deduce che l’ipertiroidismo subclinico comprende un’ampia variabilità di quadri e di esiti, ai quali corrispondono altrettanto variabili approcci. Si ricorda che l’ipertiroidismo subclinico può essere conseguenza di dosi troppo alte di levotiroxina negli ipotiroidei. In questi casi, l’adeguamento delle dosi è, il più delle volte, risolutivo. Quando è dovuto a cause interne all’organismo, gli approcci possono essere di due tipi: trattamenti dell’ipotiroidismo e controllo dei sintomi. Ovviamente, i due approcci sono associati in base alle necessità. Di sicuro nella gestione di un caso di ipertiroidismo subclinico bisogna tenere conto di vari aspetti e personalizzare attentamente la cura. Ad esempio, nel caso citato nell’articolo, si è deciso di trattare l’ipertiroidismo, anche in assenza di manifestazioni cliniche e anche se i livelli di TSH hanno indicato un livello lieve di ipertiroidismo.

La traduzione del contenuto di questo articolo in informazioni utili per gli utenti è che: in presenza di sintomi ipoteticamente attribuibili a un’alterata funzione tiroidea è bene registrarli accuratamente nel tempo e riportarli al medico di riferimento concordando l’esecuzione di verifiche di laboratorio. Nel sito della Fondazione Cesare Serono è possibile trovare informazioni sui sintomi dell’ipertiroidismo e dell’ipotiroidismo, per imparare a riconoscerli, e anche un diario che facilita la registrazione dei sintomi.

Tommaso Sacco

Fonte: Subclinical Hyperthyroidism; New England Journal of Medicine 2018;378:2411-9.