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Ipertiroidismo e funzione cardiovascolare

Notizia |time pubblicato il
Ipertiroidismo e funzione cardiovascolare

Una revisione della letteratura ha analizzato le evidenze disponibili sugli effetti dell’ipertiroidismo sulla funzione di cuore e vasi. In alcuni quadri ci può essere un peggioramento del rischio cardiovascolare e nell’articolo si forniscono indicazioni pratiche per contrastarlo.

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Links e colleghi hanno chiarito, nell’introduzione dell’articolo, che gli ormoni della tiroide e l’apparato cardiovascolare hanno relazioni molto strette, basate su meccanismi diretti e indiretti. Infatti, recettori degli ormoni tiroidei sono localizzati sia nelle cellule del cuore, che in quelle dei vasi sanguigni. I meccanismi indiretti passano attraverso citochine e lipidi, che sono influenzati da triiodotironina e tiroxina. Tornando agli effetti diretti, la T3 aumenta la gittata cardiaca, vale a dire il volume di sangue pompato dal cuore a ogni contrazione, e lo fa riducendo la resistenza offerta dai vasi al flusso del sangue. Lo stesso ormone agisce anche sul cuore, aumentando sia la forza sia la frequenza di contrazione. Tale azione passa anche attraverso l’espressione di geni delle cellule cardiache. In particolare quelli che modulano la funzione dei recettori degli ormoni tiroidei posti sulla membrana del nucleo e quella dei canali che regolano i flussi degli ioni del calcio nella cellula cardiaca. In presenza di ipertiroidismo clinicamente evidente, si possono rilevare effetti importanti sull’apparato cardiovascolare, come ad esempio la comparsa di fibrillazione atriale. Questa alterazione del ritmo cardiaco, nei soggetti di età uguale o superiore a 60 anni è tre volte più frequente se ci sono valori bassi di TSH, indicativi di un’aumentata funzione della tiroide. Alcuni autori hanno anche dimostrato un aumento dei decessi dovuti a malattie cardiovascolari fra le persone con un TSH ridotto. I quadri all’origine di questo aumento della mortalità sono quelli della fibrillazione atriale e dell’insufficienza cardiaca. Links e colleghi hanno evidenziato che anche l’ipertiroidismo subclinico, pur non manifestandosi con sintomi attribuibili a concentrazioni elevate di FT3 e di FT4, si associa comunque a un aumentato rischio di comparsa di disfunzioni e di malattie cardiovascolari. Una metanalisi, che ha incluso 10 grandi studi di popolazione, ha dimostrato che i soggetti con ipertiroidismo subclinico hanno una probabilità del 70% maggiore, di presentare una fibrillazione atriale, rispetto a chi non ha tale disfunzione della tiroide. Nell’articolo si tratta anche la relazione fra carcinoma differenziato della tiroide e funzione cardiovascolare. La cura di questa neoplasia può comportare la soppressione del TSH e ciò ha determinato, in alcuni casi, alterazioni della funzione di cuore e vasi. Nel loro articolo, Links e colleghi hanno segnalato la necessità di individuare tempestivamente i soggetti affetti da questa neoplasia che presentano un rischio elevato di sviluppare un evento cardiovascolare, in maniera da trattarli e da attivare strategie di prevenzione. Secondo evidenze recenti, concentrazioni elevate nel sangue di una molecola denominata N-terminal pro Brain Natriuretic Peptide (abbreviato in NT-pro BNP, traducibile in italiano con pro peptide natriuretico cerebrale N-terminale) sono state poste in relazione con un aumentato rischio di eventi acuti cardiovascolari e di decesso da qualsiasi causa. A parte questo biomarcatore, la cui utilità nella pratica clinica va confermata, altri strumenti di calcolo del rischio cardiovascolare usati comunemente non sono applicabili alle persone con carcinoma differenziato della tiroide. Nell’articolo si cita anche una valutazione eseguita dagli autori per individuare quella che essi definiscono “l’impronta cardiovascolare” dei malati con carcinoma differenziato della tiroide.           

Nelle conclusioni, Links e colleghi hanno suggerito possibili approcci per migliorare il profilo di rischio cardiovascolare delle persone con ipertiroidismo o con carcinoma differenziato della tiroide. In particolare, hanno raccomandato modificazioni di abitudini di vita come fumo, alimentazione e attività fisica, per evitare che il loro impatto negativo sul rischio cardiovascolare si sommi a quello delle patologie tiroidee. 

Tommaso Sacco

Fonte: Cardiovascular effects of overt and subclinical hyperthyroidism: focus on differentiated; Endocrine Connections, 2020, Dec 1;EC-20-0539.