Iperparatiroidismo: valutato il ruolo di un test diagnostico

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Iperparatiroidismo: valutato il ruolo di un test diagnostico

Uno studio ha valutato il ruolo del dosaggio del paratormone, in campioni di tessuto raccolti con agoaspirato, nella diagnosi dell’iperparatiroidismo renale. I risultati hanno indicato che questo esame è utile a chiarire dubbi diagnostici residui, rispetto agli esiti degli esami per immagini.  

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Nelle forme complicate e persistenti o ricorrenti di iperparatiroidismo renale è importante eseguire una valutazione completa, prima di procedere a un eventuale intervento. L’iperparatiroidismo renale è una complicanza frequente dell’insufficienza renale cronica, caratterizzata da aumentate concentrazioni nel sangue di paratormone, conseguenti all’alterazione dell’omeostasi di calcio, fosfato e vitamina D. A volte, gli esami per immagini, che sono ampiamente utilizzati nella diagnosi, forniscono evidenze non conclusive, nell’ottica di trattare la malattia con un intervento chirurgico. Per questo, Hung e colleghi hanno valutato il contributo che può fornire il dosaggio del paratormone, in campioni di tessuto raccolti con agoaspirato, nel precisare la diagnosi in questi casi di iperparatiroidismo. Tutti i soggetti con iperparatiroidismo renale complicato ricorrente o persistente arruolati nello studio sono stati sottoposti a ecografia e scintigrafia per la valutazione delle paratiroidi. È stato eseguito anche un agoaspirato di tessuto, per il dosaggio del paratormone, in lesioni sospette rilevate con gli esami per immagini. La concentrazione di paratormone nei tessuti è stata valutata con un esame immunoradiometrico. Gli autori della ricerca hanno anche proposto una nuova definizione della positività del test, associandola a valori equivalenti a 1/30 della concentrazione del paratormone in un campione di sangue prelevato contemporaneamente all’aspirazione del tessuto. Come diagnosi finale si è considerata quella formulata dall’anatomopatologo dopo l’intervento. Cinquanta dosaggi di paratormone nell’agoaspirato sono stati eseguiti in 32 soggetti con esiti dubbi degli esami per immagini. Per 47 lesioni (94%) tali dubbi erano dovuti a  discordanze fra i risultati dell’ecografia e quelli della scintigrafia, per 19 (38%) c’era una localizzazione insolita, per 28 (56%) lesioni multiple e per 31 (62%) localizzazioni in aree che in precedenza erano risultate negative. Delle 39 lesioni positive per il dosaggio del paratormone nell’agoaspirato, 13 (33.3%) non erano state individuate dalla scintigrafia e per 28 (71.8%) all’ecografia erano risultate di natura dubbia. La valutazione finale anatomopatologica successiva all’intervento ha dimostrato che il dosaggio del paratormone nell’agoaspirato ha individuato la presenza delle lesioni nel 100% dei casi.

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che il dosaggio del paratormone nell’agoaspirato, applicato con il criterio di positività da loro proposto, può contribuire a chiarire la natura di lesioni che hanno fornito evidenze dubbie con gli esami per immagini.       

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