Come informare sui trattamenti minimamente invasivi per i noduli benigni della tiroide

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Come informare sui trattamenti minimamente invasivi per i noduli benigni della tiroide

Un articolo pubblicato da un gruppo di esperti italiani ha proposto raccomandazioni circa le informazioni da fornire ai malati e ai Medici di Medicina Generale sui trattamenti minimamente invasivi dei noduli benigni della tiroide. L’articolo è stato organizzato come sequenza di domande con le rispettive risposte.

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Il gruppo di lavoro italiano sui trattamenti minimamente invasivi della tiroide (Minimally-Invasive Treatment of the Thyroid: MITT) ha incaricato alcuni suoi membri di riassumere le informazioni più importanti da comunicare ai malati e ai medici invianti. Si è trattato di un gruppo multidisciplinare di medici con esperienza specifica nell’impiego delle cure minimamente invasive. I noduli della tiroide sono di frequente riscontro nella popolazione generale e, nonostante nella maggior parte dei casi siano benigni, essi possono aumentare di volume, determinando problemi estetici o sintomi dovuti alla compressione di altri organi, creando la necessità di una cura. La rimozione dell’intera tiroide o di metà di essa è la terapia di riferimento per i noduli benigni. Negli ultimi anni le cure minimamente invasive hanno guadagnato uno spazio sempre maggiore nell’eliminazione di queste lesioni. Rientrano in questa categoria approcci come l’ablazione con etanolo e quella con il calore e la denominazione “minimamente invasivi” si riferisce al fatto che questi interventi hanno un’invasività molto minore rispetto all’intervento chirurgico. Nonostante le evidenze sempre più solide relative alla sicurezza e all’efficacia di tali cure, variano ancora di molto la loro applicazione nei diversi Paesi e le informazioni che si forniscono ai malati che vi si possono sottoporre e ai medici che li hanno inviati agli specialisti. Per ovviare al secondo dei due problemi, gli esperti hanno formulato una serie di risposte alle domande che più frequentemente possono porre le persone nelle quali vengono prescritti i trattamenti minimamente invasivi. Si riportano di seguito, a titolo esemplificativo, alcune di tali domande con le rispettive risposte.

Cosa sono i trattamenti minimamente invasivi della tiroide? I trattamenti minimamente invasivi della tiroide sono un gruppo di approcci che possono essere usati per la cura dei noduli benigni della tiroide e che sono caratterizzati, appunto, da un’invasività minima. Sono considerati minimamente invasivi perché non richiedono anestesia, non prevedono un taglio chirurgico e non comportano la rimozione di tessuto tiroideo sano. Nella risposta segue la descrizione dei diversi approcci.

Quando un nodulo della tiroide può essere curato con trattamenti minimamente invasivi? Tali trattamenti sono indicati quando i noduli della tiroide provocano sintomi e disturbi localizzati o problemi estetici. Le stesse cure possono esser prese in considerazione per eliminare i noduli che mostrano un’importante tendenza a crescere, sempre che sia confermata la loro natura benigna.

Quando scegliere una terapia minimamente invasiva della tiroide rispetto alle altre? La scelta si basa sulle caratteristiche del nodulo, sulla disponibilità di una specifica tecnica nell’ambito clinico che gestisce il malato e sull’esperienza del medico nell’eseguirla. In generale l’ablazione con alcol è indicata per i noduli che si presentano con cisti o che sono prevalentemente cistici. L’ablazione con radiofrequenza e quella con il laser sono più adatte ai noduli di aspetto solido o prevalentemente solido.

I trattamenti minimamente invasivi dei noduli della tiroide si stanno diffondendo nella pratica clinica, ma sono ancora relativamente poco conosciuti, rispetto agli approcci tradizionali. Per questo motivo il gruppo italiano dedicato a queste cure ha stilato una serie di domande e di risposte utili a informare malati e medici di medicina generale.         

   

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