I noduli tiroidei “più alti che larghi” sono più spesso maligni?

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I noduli tiroidei “più alti che larghi” sono più spesso maligni?

Un gruppo di specialisti tedeschi ha eseguito uno studio, in parte prospettico e in parte retrospettivo, che ha valutato la forma e altre caratteristiche dei noduli della tiroide, rispetto alla probabilità che essi risultino, alla diagnosi finale, benigni o maligni. I risultati hanno indicato che i noduli più alti che larghi hanno mostrato diversi livelli di malignità nella parte prospettica e in quella retrospettiva della ricerca.

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Tra gli strumenti più efficaci per l’individuazione dei noduli della tiroide c’è l’ecografia, in particolare quella definita ad alta risoluzione. Vari gruppi hanno messo a punto criteri di valutazione ecografica dei noduli, con l’obiettivo di classificarli in base al rischio che essi risultino maligni o benigni dopo ulteriori approfondimenti diagnostici. Tra i criteri più spesso associati al carattere maligno del nodulo ci sono la ridotta ecogenicità, cioè la bassa capacità di riflettere gli echi prodotti dalla sonda dell’ecografo, e i margini irregolari. Più di recente è stato proposto di classificare i noduli anche in base a un’altra caratteristica della forma del nodulo che è quella di essere “più alti che larghi” (in inglese “taller than wide”). Il nodulo “più alto che largo” ha il diametro antero-posteriore più grande del diametro trasversale. Il fatto di svilupparsi prevalentemente in lunghezza è stato posto in relazione con un rischio maggiore di malignità, in quanto indicherebbe una tendenza della lesione a crescere in maniera centrifuga attraverso i tessuti circostanti, mentre i noduli benigni crescerebbero orizzontalmente. D’altra parte, è anche vero che i carcinomi differenziati della tiroide, e in particolare i micro-carcinomi, hanno una forma tondeggiante, ma sono maligni. In due metanalisi i noduli più alti che larghi hanno mostrato la maggiore probabilità di malignità, rispetto a quelli con altre forme. Ulteriori messe a punto del criterio sono consistite nella combinazione di forma e di aspetto ecografico e hanno portato ad associare un maggior rischio di malignità (77.0%-87.7%) a quelli più alti che larghi che hanno un aspetto solido o poco ecogeno rispetto a quelli con la stessa forma, ma caratterizzati da cisti al loro interno o da un’aumentata ecogenicità. Petersen e colleghi hanno eseguito uno studio per verificare la validità del criterio relativo alla forma più alta che larga dei noduli, valutando la casistica di un’area a rischio di carenza di iodio. Sono stati verificati anche frequenza dei noduli, localizzazione anatomica nell’ambito della ghiandola e rischio di malignità. La ricerca è stata eseguita in vari Centri della Germania ed è consistita di due parti: una prospettica e una retrospettiva. I risultati della parte prospettica hanno dimostrato che di 441 noduli della tiroide valutati consecutivamente, quelli diagnosticati come maligni sono stati 6, con una frequenza dell’1.4% (intervallo di confidenza al 95% 0.6-2.7). Di tutti i noduli individuati, quelli più alti che larghi sono stati 74 (17%), dei quali 1 è risultato maligno (1%; intervallo di confidenza al 95% 0-4%). I noduli con questa forma, rispetto a quelli con altre forme, sono stati individuati più spesso nella parte posteriore della ghiandola (fattore 2.3; intervallo di confidenza al 95% 2.1-2.5; p=0.01) e più frequentemente erano situati presso una parte sporgente della tiroide, simile a un corno (fattore 3.0; intervallo di confidenza al 95% 2.4-3.8; p=0.01). Dalla parte retrospettiva della ricerca è emerso che, di 1315 noduli studiati anche con l’agoaspirato, quelli più alti che larghi erano 163. I noduli con questa forma localizzati nella parte posteriore e quelli situati in un corno della ghiandola avevano, rispettivamente, probabilità maggiore di 1.7 volte (intervallo di confidenza al 95% 1.1-2.5) e di 2.5 volte (intervallo di confidenza al 95% 1.2-5.3) di essere benigni. In questa casistica selezionata di noduli più alti che larghi, la probabilità complessiva di essere maligni è stata del 38% (intervallo di confidenza al 95% 30-46%).

Nelle conclusioni gli Autori hanno riassunto le principali evidenze emerse dal loro studio. Innanzitutto la frequenza dei noduli più alti che larghi è risultata elevata in una casistica raccolta in un’area a rischio di carenza di iodio. Nella parte prospettica della ricerca il rischio di malignità dei noduli con questa forma è stato basso, mentre nella parte retrospettiva è stata alta e gli autori hanno spiegato questa apparente contraddizione con le diversità tra le rispettive casistiche.

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