Gestione dell’ipotiroidismo nei reparti di Medicina Interna in Italia

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Gestione dell’ipotiroidismo nei reparti di Medicina Interna in Italia

Uno studio ha valutato il modo in cui sono gestiti i malati con ipotiroidismo nei reparti di Medicina Interna degli Ospedali Italiani. I risultati hanno indicato che ci sono spazi di miglioramento, ottenibili con un programma educazionale mirato.

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Le prevalenze dell’ipotiroidismo clinicamente evidente e di quello subclinico aumentano con l’età, arrivando al 20% nei più anziani e questa disfunzione è tra le malattie più frequenti nei soggetti che presentano più patologie. Per questo motivo, secondo gli autori, è probabile che gli anziani e i soggetti fragili con ipotiroidismo siano gestiti nei reparti di Medicina Interna, che li ricoverano per una delle patologie dalle quali sono affetti. Il trattamento dell’ipotiroidismo si basa sulla compensazione dell’insufficiente secrezione di ormoni della tiroide con la levotiroxina, con l’obiettivo di raggiungere uno stato di eutiroidismo, al quale corrispondono valori normali di TSH. Purtroppo, però, i risultati di vari studi hanno dimostrato che il 35-60% delle persone con ipotiroidismo non raggiunge tale obiettivo e invece è sopra- o sotto-trattato, vale a dire che riceve dosi eccessive o insufficienti di levotiroxina. Per questo motivo la Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI) ha pianificato ed eseguito uno studio denominato TIAMO, vale a dire Trattamento dell’Ipotiroidismo nell’Ambito della Medicina Interna Ospedaliera, con l’obiettivo di analizzare il modo in cui sono gestite le persone con ipotiroidismo nei reparti di Medicina Interna. I principali aspetti valutati sono stati: le caratteristiche cliniche di ciascun caso, cioè causa, gravità, metodo di cura, obiettivi delle terapie, malattie associate e cure concomitanti, e le differenze tra le terapie standard per l’ipotiroidismo e quelle prescritte. Sono state eseguite due indagini retrospettive (fase 1 e fase 3), che hanno coinvolto vari Centri distribuiti in tutta Italia, per raccogliere le informazioni sopraelencate. Tra le due indagini c’è stata la fase 2, nella quale, in metà dei Centri coinvolti, è stato applicato un programma educazionale, mirato a migliorare la gestione dell’ipotiroidismo. L’assegnazione di ciascun Centro al gruppo sottoposto al programma educazionale, o all’altro che non lo ha ricevuto, è avvenuta mediante randomizzazione. I 22 indicatori dell’appropriatezza della gestione dell’ipotiroidismo sono stati ricavati da 4 Linee Guida basate sull’evidenza e da 39 raccomandazioni internazionali e nazionali per la pratica clinica. In particolare, dei 22 indicatori, 7 erano riferiti alla gestione del malato in occasione del ricovero e 15 a quella avvenuta successivamente. I 22 Centri partecipanti hanno ricoverato 587 persone con ipotiroidismo, di età media 74.1 ± 14.4 anni, per il 71.7% di sesso femminile. I casi considerati nella fase 1 sono stati 318 e quelli della fase 3, 269. In 282 (48%) è rimasta ignota la causa dell’ipotiroidismo. La valutazione della gestione al momento del ricovero ha individuato un’aderenza sufficiente alle raccomandazioni per la pratica clinica per il 63.6% degli indicatori. Nella fase 3, nei Centri che erano stati sottoposti al Programma Educazionale si è rilevato un miglioramento significativo, rispetto a quelli che non vi erano stati sottoposti, per 4 dei 15 indicatori della gestione successiva al ricovero.

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che il Programma Educazionale previsto nel loro progetto ha migliorato vari indicatori della gestione dell’ipotiroidismo, in particolare per quanto riguarda l’appropriatezza del dosaggio del TSH e la modalità di trattamento con la levotiroxina.

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