Quale relazione tra funzione tiroidea, pressione arteriosa e malattie cardiovascolari?

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Quale relazione tra funzione tiroidea, pressione arteriosa e malattie cardiovascolari?

Un gruppo internazionale di ricercatori, del quale hanno fatto parte anche specialisti italiani, ha eseguito uno studio per valutare la relazione tra funzione della tiroide da una parte e, dall’altra, pressione arteriosa e rischio di sviluppo di malattie cardiovascolari. I risultati hanno dimostrato un’associazione tra livelli ridotti di TSH per cause genetiche e rischio di fibrillazione atriale e pressione arteriosa sistolica.

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L’influenza esercitata dagli ormoni della tiroide sulla funzione del sistema cardiovascolare è confermata da solide evidenze. Sono noti gli effetti diretti e indiretti sul sistema nervoso simpatico, sulle cellule del muscolo cardiaco, su quelle muscolari lisce delle pareti dei vasi e sulla circolazione nei vasi periferici. Quando si alterano le concentrazioni nel sangue degli ormoni tiroidei, si osservano cambiamenti anche profondi della funzione dell’apparato cardiovascolare. Nell’ipotiroidismo primario, i livelli nel sangue del TSH superano le 10 mU/L, mentre nell’ipertiroidismo lo stesso ormone spesso si riduce a concentrazioni inferiori a 0.01 mU/L. Ambedue i quadri si definiscono subclinici se le concentrazioni nel sangue di FT4 sono normali o clinicamente evidenti se i livelli di questo ormone sono anormali. L’ipertiroidismo e l’ipotiroidismo subclinici sono stati posti in relazione con modificazioni delle pressioni arteriose sistolica e diastolica e con un aumento del rischio cardiovascolare. In particolare all’ipertiroidismo, anche subclinico, è stata associata una maggiore probabilità di sviluppo di fibrillazione atriale. Da un punto dei geni, quelli sui quali influiscono gli ormoni della tiroide sono coinvolti in molte funzioni cellulari, tra le quali quelle che riguardano il metabolismo del glucosio. D’altra parte, poiché tali meccanismi rientrano in un complesso sistema di regolazione, non è facile definire le relazioni tra le modificazioni dei geni e l’alterazione delle funzioni. Giontella e colleghi hanno utilizzato i dati sulle caratteristiche genetiche dei soggetti appartenenti a una vasta casistica e hanno applicato a tali dati un metodo, denominato tecnica di randomizzazione Mendeliana, mirato a valutare eventuali associazioni causa/effetto tra caratteristiche genetiche relative a TSH, FT4, ipertiroidismo, ipotiroidismo e anticorpi anti-perossidasi tiroidea da una parte e, dall’altra, livelli di pressione arteriosa e di eventi cardiovascolari. I risultati hanno indicato che concentrazioni elevate di TSH per motivi genetici erano associate con livelli più bassi di pressione arteriosa sistolica e con una minore probabilità di sviluppo di fibrillazione atriale. Caratteristiche genetiche che favorivano lo sviluppo di ipertiroidismo e la produzione di anticorpi anti-perossidasi tiroidea erano associati a un rischio ridotto di fibrillazione atriale.    

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che, poiché le loro analisi non hanno prodotto significatività statistiche, i risultati vanno interpretati con cautela. D’altra parte, le associazioni dimostrate tra modificazioni dei geni e riscontri clinici sono importanti per spiegare i meccanismi di sviluppo delle malattie cardiovascolari nelle persone con alterata funzione della tiroide.                    

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