Funzione tiroidea nell’infezione da COVID-19

Notizia |
Fact checked
Funzione tiroidea nell’infezione da COVID-19

Uno studio eseguito in Danimarca ha valutato la funzione della tiroide nell’infezione da COVID-19, con particolare riguardo al ruolo delle citochine e al rischio di decesso. I risultati hanno indicato che le variazioni dei livelli di TSH nel sangue possono essere influenzate dalle interleukine e da altre citochine coinvolte anche nelle malattie autoimmuni della tiroide.

Potrebbe interessarti anche…

I quadri clinici dell’infezione da COVID-19 variano da una totale mancanza di sintomi a gravi alterazioni a carico di vari organi e apparati. Il coinvolgimento del sistema endocrino è meno frequente, ma sono stati riportati casi di tiroiditi associati all’infezione da COVID-19 ed è stato ipotizzato che la Sindrome respiratoria acuta grave, caratteristica di questa infezione, possa determinare modificazioni della secrezione degli ormoni della tiroide. Le ricerche eseguite in questo campo hanno dimostrato che all’infezione da COVID-19 si associa una frequenza di ipertiroidismo variabile tra il 5 e il 20% e di ipotiroidismo del 5%. Sono state proposte varie teorie per giustificare questi quadri. Una di esse prevederebbe l’entrata del virus del COVID-19 nelle cellule della tiroide, dopo essersi legato al recettore dell’enzima 2 di conversione dell’angiotensina. Secondo questa ipotesi, il funzionamento della ghiandola sarebbe alterato dal virus stesso, che provocherebbe gravi danni alla tiroide. Un altro meccanismo ipotizzato consiste nell’attivazione di una reazione autoimmunitaria diretta contro la tiroide, conseguente allo stato di intensa infiammazione, caratteristico delle forme di infezione moderate o severe da COVID-19. Clausen e colleghi hanno eseguito uno studio valutando 116 persone con infezione da COVID-19 di gravità da moderata a severa, ricoverate presso un unico Centro. In tali soggetti sono state misurate, entro 3 giorni dal ricovero, le concentrazioni nel sangue di TSH, di FT4 e di 45 citochine. I dati clinici disponibili sono stati raccolti dalle cartelle mediante consultazione manuale. All’accesso in Ospedale 95 malati (81.9%) avevano una normale funzione della tiroide e 21 (18.1%) mostravano alterazioni degli esami di laboratorio indicativi di una disfunzione della ghiandola. Di essi, 11 avevano una tireotossicosi subclinica, 2 una tireotossicosi clinicamente manifesta, 1 presentava ipotiroidismo, 2 malattie non tiroidee e 5 avevano un TSH normale, ma valori elevati di FT4. Le concentrazioni nel sangue di TSH hanno mostrato una relazione inversa con varie citochine. Ciò significa che i livelli di TSH erano tanto più bassi quanto più alti erano quelli di interleukina 8 (rs= -0.248), interleukina 10 (rs= -0.253), interleukina 15 (rs= -0.213), proteina 10 inducibile dall’interferone (Interferon-inducible Protein 10: IP-10) (rs= -0.334) e fattore stimolante le colonie di granulociti-macrofagi (Granulocyte-Macrophage Colony Stimulating Factor: GM-CSF) (rs= -0.254). Inoltre, i livelli di interleukina 8, IP-10 e GM-GSF sono stati significativamente più elevati nelle persone con concentrazioni di TSH nel sangue inferiori a 0.4 mIU/L. Infine, valori doppi di interleukina 8 (rapporto di probabilità 1.86; intervallo di confidenza al 95% 1.11-3.10) e di interleukina 10 (rapporto di probabilità 1.78; intervallo di confidenza al 95% 1.03-3.06) si sono correlati con una maggiore probabilità di rilevare un TSH inferiore a 0.4 mIU/L. Le concentrazioni nel sangue di TSH non hanno mostrato relazioni con il rischio di decesso a 30 e 90 giorni. Le interleukine sopra citate sono le stesse che si alterano anche nelle malattie autoimmuni della tiroide.

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che, sulla base dei risultati del loro studio, le variazioni delle concentrazioni nel sangue di TSH nelle persone con infezione da COVID-19 possono essere influenzate da citochine già individuate nei meccanismi di sviluppo delle malattie autoimmuni della tiroide.           

Fact checking

Fact checking disclaimer

ll team di Fondazione si impegna a fornire contenuti che aderiscono ai più alti standard editoriali di accuratezza, provenienza e analisi obiettiva. Ogni articolo è accuratamente controllato dai membri della nostra redazione. Inoltre, abbiamo una politica di tolleranza zero per quanto riguarda qualsiasi livello di plagio o intento malevolo da parte dei nostri scrittori e collaboratori.

Tutti gli articoli di Fondazione Merck Serono aderiscono ai seguenti standard:

  • Tutti gli studi e i documenti di ricerca di cui si fa riferimento provengono da riviste o associazioni accademiche di riconosciuto valore, autorevoli e rilevanti.
  • Tutti gli studi, le citazioni e le statistiche utilizzate in un articolo di notizie hanno link o riferimenti alla fonte originale.
  • Tutti gli articoli di notizie devono includere informazioni di base appropriate e il contesto per la condizione o l'argomento specifico.