Forme pediatriche di neoplasia e malattie della tiroide

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Forme pediatriche di neoplasia e malattie della tiroide

Specialisti italiani hanno valutato lo sviluppo di malattie benigne e maligne della tiroide in età adulta in persone che, quando erano bambini o adolescenti, avevano avuto una neoplasia. I risultati hanno indicato che chi è stato sottoposto a radioterapia e chemioterapia per tumori pediatrici in seguito può sviluppare patologie della tiroide ed è quindi importante eseguire periodicamente controlli della ghiandola.

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Negli ultimi decenni i progressi nella cura dei tumori che si presentano in età pediatrica hanno portato a un miglioramento degli esiti, con una riduzione significativa del rischio di decesso e una frequenza di sopravvivenza a 5 anni superiore all’80%. È quindi sempre più numerosa la popolazione dei sopravvissuti alle neoplasie pediatriche e ciò ha stimolato l’interesse per l’evoluzione dello stato di salute di chi fa parte di questa particolare casistica. La tiroide è molto sensibile alle radiazioni e varie evidenze hanno suggerito che, in generale, i trattamenti per i tumori possono indurre la comparsa di ipotiroidismo e di neoplasie della tiroide. Sapuppo e colleghi hanno valutato la frequenza delle alterazioni della tiroide in 343 soggetti che tra il 1976 e il 2018, quando erano bambini o adolescenti, erano stati sottoposti a chemioterapia e a radioterapia o alla sola chemioterapia. La media dell’età alla quale si era presentato il tumore è stata di 7.8 ± 4.7 anni. Il 51.9% della casistica (178 casi) era stato curato con la sola chemioterapia e il 48.1% (165 casi) con l’associazione di chemioterapia e radioterapia. In tutti i casi analizzati, tra il 2000 e il 2019 sono state valutate la funzione e la struttura della tiroide. È stata formulata una diagnosi di malattia della tiroide che aveva alterato la struttura o la funzione della ghiandola nel 24.2% dei soggetti sottoposti alla sola chemioterapia e nel 62.4% di quelli curati con chemioterapia e radioterapia. La differenza tra di due gruppi è stata statisticamente significativa (p=0.0001). Gli autori hanno sottolineato che il 20.7% (71 casi) che non aveva evidenza di malattia della tiroide in occasione di una prima verifica, ne ha sviluppata una durante il periodo di osservazione. Una forma di ipotiroidismo primitivo è stata individuata in 54 casi e, in particolare, nell’11.2% di quelli che avevano fatto solo chemioterapia e nel 20.6% di quelli sottoposti a chemioterapia e a radioterapia (p=0.01). Un ipertiroidismo è risultato presente solo in 4 soggetti. Hanno avuto noduli della tiroide 63 persone. In particolare tali lesioni si sono osservate nel 4% dei trattati con la chemioterapia e nel 14.1% di chi aveva ricevuto chemioterapia e radioterapia (p<0.001). Il cancro della tiroide è stato rilevato in 30 casi: 4.5% di quelli curati con la chemioterapia e 12.4% di quelli trattati con radioterapia e chemioterapia (p=0.007).  

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che nella casistica analizzata si è osservata una frequenza significativamente aumentata di ipotiroidismo, di noduli e di neoplasie della tiroide. Anche in chi aveva ricevuto solo chemioterapia la prevalenza di malattie della tiroide è stata più alta. Tutto ciò suggerisce l’opportunità di eseguire periodici controlli della struttura della funzione della ghiandola nei sopravvissuti a neoplasie in età pediatrica.    

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