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Come evolvono i noduli benigni della tiroide?

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Come evolvono i noduli benigni della tiroide?

Un gruppo di ricercatori italiani ha pubblicato di recente i risultati di uno studio nel quale sono stati seguiti nel tempo i noduli benigni della tiroide. Secondo i loro dati, tali lesioni sarebbero abbastanza stabili, almeno per cinque anni, e questo potrebbe portare a una revisione delle attuali indicazioni riguardanti le verifiche da applicare in clinica.

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Durante e colleghi sono partiti dalla considerazione che le diagnosi di noduli benigni della tiroide sono sempre più frequenti, ma manca un accordo fra gli esperti circa l’approccio migliore per controllare nel tempo quelli definiti benigni sulla base di ecografia e biopsia. Attualmente, le Linee Guida per la gestione dei noduli benigni raccomandano di eseguire ripetute ecografie e di ripetere la biopsia a distanza di tempo, se le dimensioni aumentano in maniera significativa.

Lo studio ha valutato 992 soggetti con un numero di noduli compreso fra 1 e 4, che non presentavano sintomi e nei quali la natura benigna dei noduli era stata confermata con ecografia e l’esame al microscopio del materiale raccolto con la biopsia. La casistica è stata raccolta in otto centri di riferimento per la tiroide di ospedali italiani. L’inclusione dei malati è avvenuta fra il 2006 e il 2008 e una prima analisi è stata eseguita dopo che tutti i casi erano stati seguiti per cinque anni. Sono state fatte ecografie di controllo ogni anno e si è considerato significativo un aumento di dimensioni di almeno il 20% in minimo 2 dei noduli individuati inizialmente, al momento della diagnosi. L’incremento di diametro in millimetri minimo preso in considerazione era di 2 mm. Altre variabili registrate nella ricerca sono state: comparsa di nuovi noduli e diagnosi di cancro della tiroide.

Un aumento di dimensioni si è osservato in 153 individui (15.4% del totale) e 174, dei 1567 noduli inizialmente diagnosticati (11.1%), sono diventati più grandi, in media di 4.9 mm in 5 anni, quindi circa un millimetro all’anno. I fattori che hanno aumentato la probabilità di un incremento delle dimensioni sono stati: la presenza di più di un nodulo, volume iniziale dei noduli superiore a 0,2 ml e sesso maschile. Al contrario, l’età superiore a 60 anni si è associata ad un minore rischio di crescita dei noduli, rispetto a quella inferiore ai 45 anni. Nuovi noduli si sono sviluppati in 93 dei 992 casi arruolati (9.3%) e un cancro della tiroide si è rilevato in 5 dei 1567 noduli individuati all’inizio della ricerca e solo in due di essi si era osservato un aumento di dimensioni.

Gli autori hanno concluso che, nella loro casistica di soggetti con noduli benigni, non si sono osservati significativi aumenti di dimensioni in 5 anni e, nello stesso periodo, il riscontro di cancro è stato raro. Sulla base di queste evidenze essi suggeriscono un adeguamento delle indicazioni sui controlli nel tempo di queste lesioni.

Un possibile limite delle considerazioni conclusive degli autori di questa ricerca è che esse si basano su casi seguiti in centri di eccellenza per la gestione delle malattie della tiroide. Ciò significa che le ecografie sono state eseguite da operatori esperti e specializzati nel valutare questo organo e lo stesso si può dire per chi ha eseguito le biopsie e ha analizzato il materiale raccolto con questa procedura. Forse, per chi non ha possibilità di accedere a strutture di questo livello, può non guastare qualche controllo in più.

Tommaso Sacco

Fonte: The natural history of benign thyroid nodules. JAMA. 2015 Mar 3;313(9):926-35.