Esposizione a radiazioni e ipotiroidismo

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Esposizione a radiazioni e ipotiroidismo

Un gruppo di specialisti tedeschi ha eseguito una revisione della letteratura sull’ipotiroidismo provocato dall’esposizione alle radiazioni. Nell’articolo si toccano tutti gli aspetti relativi a questo argomento, dalle cause alla prevenzione, alla terapia sostitutiva.

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Secondo Reiners e colleghi non c’è dubbio che l’esposizione ad alte dosi di radiazioni possa provocare ipotiroidismo, ma ci sono ancora vari quesiti ai quali rispondere riguardo ai meccanismi che determinano tale alterazione, alle dosi di radiazioni oltre le quali si verifica il problema e alle misure di prevenzione che si possono applicare. Per questo motivo hanno eseguito una revisione della letteratura, cercando di chiarire gli aspetti dubbi. Una radioterapia a fasci esterni che preveda diverse somministrazioni di 10 Gray nell’area della testa e del collo o l’esposizione a una terapia con radioiodio con diverse dosi di 100 Gray assorbite dalla tiroide possono distruggere la ghiandola e indurre la produzione di autoanticorpi diretti contro il tessuto tiroideo. Secondo la letteratura più recente consultata dagli autori, un ipotiroidismo clinicamente evidente si osserva superando le dosi “soglia” di circa 10 Gray per radioterapia a fasci esterni e di circa 50 Gray con la somministrazione di radioiodio. I bambini hanno una sensibilità a questo tipo di danno superiore a quella degli adulti. Per comprendere il livello di danno provocato dalle radiazioni nella popolazione pediatrica sono state importanti le esperienze raccolte dopo l’incidente della centrale nucleare di Chernobyl. Nei bambini e negli adolescenti esposti alle radiazioni liberate dall’esplosione della centrale nucleare e che avevano assorbito dosi di 500-800 milliGray, è stata rilevata una frequenza di ipotiroidismo subclinico del 3-6% e c’è stata una relazione significativa tra le esposizioni a dosi totali superiori a 2.5 Gray e lo sviluppo di tale patologia. Nei casi di emergenze nucleari, il blocco dello iodio tiroideo è l’approccio di prima scelta per ridurre l’assorbimento delle dosi di radiazioni. Dosi elevate di iodio stabile alterano due diversi passaggi dell’assorbimento del radioiodio: il trasporto e il legame con le molecole organiche. Il perclorato, che influisce sul trasporto dello iodio, può essere solo un’alternativa alla somministrazione di questo elemento L’effetto di 100 mg o più di iodio, quando somministrati prima dell’incorporazione del radioiodio, è ancora di circa il 90% dopo un giorno, dell’80% dopo due giorni e del 50% o meno dopo tre giorni. Se somministrato troppo tardi, rispetto all’esposizione al radioiodio, il teorico effetto protettivo atteso per la somministrazione di iodio è di circa il 50% dopo 6 ore, 25% dopo 12 ore e 6% dopo 24 ore. In caso di esposizione ripetuta o continua alle radiazioni è indicata la somministrazione di 50 mg di iodio al giorno. Nei casi nei quali non è evitabile l’ipotiroidismo indotto dalle radiazioni, la somministrazione di una terapia sostitutiva con levotiroxina, a dosi personalizzate e con controlli periodici mirati a mantenere livelli normali di TSH, garantisce un’aspettativa di vita normale.

Nelle conclusioni gli autori hanno segnalato che qualsiasi misura di prevenzione va applicata per evitare i danni che le radiazioni provocano alla tiroide. Quando le radiazioni o il radioiodio sono indispensabili per curare malattie gravi non trattabili in altro modo ne i danni non sono evitabili, la terapia con levotiroxina può compensare l’insufficienza funzionale della ghiandola.

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