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Efficacia del selenio nelle malattie della tiroide

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Efficacia del selenio nelle malattie della tiroide

Un gruppo internazionale di esperti ha pubblicato una revisione della letteratura riguardo all’efficacia del selenio in diverse malattie della tiroide. Ne è emersa una reale utilità dell’uso di integratori a base di selenio in particolare nei soggetti che sono carenti di questo elemento.

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Da tempo l’efficacia del selenio viene valutata nella cura di diverse malattie della tiroide e, in particolare gli specialisti italiani, hanno pubblicato diverse ricerche sull’argomento. Winther e colleghi hanno eseguito una revisione della letteratura che ha passato in rassegna le evidenze raccolte finora circa l’effetto del selenio in malattie della tiroide come le tiroiditi autoimmuni, la malattia di Graves e il gozzo. Essi hanno ricordato che, negli anni ’90, il selenio è stato identificato come componente di un enzima che attiva gli ormoni tiroidei e, da quel momento, è stato studiato diffusamente il suo contributo al buon funzionamento della ghiandola. Il selenio è noto per le proprietà antiossidanti di molecole denominate selenoenzimi, che lo contengono. Carne, pesce e cereali sono fonti di selenio per l’organismo, ma i livelli di assunzione di questo elemento cambiano molto da un Paese all’altro, in base alla presenza di tale elemento nel suolo e a fattori che ne condizionano l’assorbimento da parte delle piante. Inoltre, l’intervallo di normalità del suo apporto ottimale è piuttosto stretto e, quindi, bisognerebbe porre attenzione sia alle sue carenze, che a una integrazione eccessiva. Inoltre, proprio perché i suoi effetti positivi sono mediati da molecole, come i selenoenzimi, che ciascun organismo produce sulla base del suo corredo genetico, variazioni dei geni possono condizionare la sensibilità individuale alla somministrazione del selenio. Studi epidemiologici hanno dimostrato una relazione fra carenza di selenio nell’organismo e aumentato rischio di tiroiditi autoimmuni, malattia di Graves e gozzo. Ricerche che hanno valutato l’efficacia della somministrazione di selenio, in persone con tiroiditi autoimmuni croniche, hanno rilevato una tendenza alla riduzione della concentrazione nel sangue degli autoanticorpi caratteristici di queste patologie, senza miglioramenti apparenti dell’andamento clinico delle tiroiditi. Nella malattia di Graves, la somministrazione di selenio può portare a una più rapida remissione dell’ipertiroidismo, a una migliore qualità di vita e a una riduzione dei sintomi oculari nei soggetti che hanno questa manifestazione della malattia. Riguardo al gozzo, va segnalato che, se è vero che la carenza di selenio è stata definita come fattore di rischio di sviluppo di questa condizione, indipendentemente dall’apporto di iodio, è altrettanto vero che non sono state eseguite ricerche per valutare l’efficacia dell’integrazione con selenio nella prevenzione e nella cura del gozzo. D’altra parte, nonostante tale integrazione sia raccomandata solo per i malati con manifestazioni oculari della malattia di Graves, gli specialisti lo prescrivono ampiamente in altre malattie della tiroide.

Nelle conclusioni gli autori hanno raccomandato che si eseguano ricerche per identificare meglio i soggetti con malattie della tiroide che possano trarre un reale beneficio dalla somministrazione di selenio, eventualmente facendo riferimento al fabbisogno individuale o alle caratteristiche genetiche individuali.       

Tommaso Sacco

Fonte: Selenium in Thyroid Disorders - Essential Knowledge for Clinicians; Nature Reviews Endocrinology 2020; Jan 30