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Effetti cardiovascolari dell’ipertiroidismo subclinico

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Effetti cardiovascolari dell’ipertiroidismo subclinico

Specialisti italiani hanno pubblicato un articolo nel quale si passano in rivista le attuali conoscenze sugli effetti dell’ipertiroidismo subclinico sull’apparato cardiovascolare. Le evidenze disponibili hanno indicato associazioni della disfunzione della tiroide con aritmie, scompenso cardiaco e ictus.

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Gli ormoni della tiroide intervengono nel mantenimento dell’omeostasi di molti sistemi e apparati dell’organismo e le disfunzioni della ghiandola si manifestano con alterazioni a carico di tali apparati. L’ipertiroidismo si può presentare in maniera clinicamente evidente, con segni, sintomi, azzeramento dei livelli nel sangue del TSH e aumenti di FT3 e FT4, oppure può essere subclinico, con riduzione del TSH, FT4 normale e senza evidenze cliniche. In generale, alle disfunzioni della tiroide si associano alterazioni della funzione cardiovascolare, ma le stesse Linee Guida non forniscono informazioni chiare circa gli effetti su questo apparato dell’ipertiroidismo subclinico, né indicazioni riguardo a un eventuale trattamento. Vidili e colleghi hanno quindi eseguito una revisione della letteratura, con l’obiettivo di approfondire questi aspetti. I dati raccolti hanno indicato una frequenza dell’ipertiroidismo subclinico variabile dal 2.4% di uno studio italiano, all’8.9% di una ricerca danese, con prevalenze maggiori nel sesso femminile. Anche la frequenza dell’evoluzione dalla forma subclinica a quella clinicamente evidente varia da una casistica all’altra, con un rischio del 10% a 5 anni per gli abitanti di aree nelle quali c’è un normale apporto di iodio. La fibrillazione atriale, che in generale è l’aritmia cardiaca più frequente, nel 1994 è stata associata per la prima volta all’ipertiroidismo subclinico. Dati più recenti hanno indicato una prevalenza della fibrillazione atriale del 13% e del 14% nell’ipertiroidismo clinicamente evidente e in quello subclinico, rispetto al 2% in un gruppo di controllo senza disfunzioni tiroidee. Queste frequenze, anche se raccolte in una casistica molto ampia, di oltre 23000 soggetti, non hanno permesso di definire relazioni causa/effetto. Un’altra ricerca su 1426 persone di età uguale o superiore a 65 anni ha dimostrato che chi aveva un TSH più vicino al valore minimo della norma aveva un rischio doppio di presentare fibrillazione atriale, in confronto con chi aveva livelli dell’ormone più vicini al valore massimo della norma. Riguardo a questa relazione, gli autori hanno concluso che c’è una stretta relazione fra fibrillazione atriale e ipertiroidismo subclinico. In particolare in soggetti predisposti, come quelli più avanti in età. Partendo dalla relazione fra ipertiroidismo subclinico e fibrillazione atriale, è stato ipotizzato anche un rapporto fra la stessa disfunzione della tiroide e il rischio di ictus. L’analisi della letteratura fatta da Vidili e colleghi non ha permesso di confermare tale associazione o di escludere che la relazione sia, in realtà, fra fibrillazione atriale ed eventi ischemici, a prescindere dalle disfunzioni della tiroide. Anche per quanto riguarda l’effetto dell’ipertiroidismo subclinico sul rischio di ipertensione, i dati disponibili non permettono di trarre conclusioni, mentre gli autori hanno trovato evidenze più solide riguardo a un aumentato rischio di scompenso cardiaco acuto nelle persone con ipertiroidismo subclinico. Una possibile spiegazione di tale relazione sarebbe che la disfunzione della tiroide provochi aritmie atriali o tachicardie in generale e che queste, a loro volta, favoriscano la comparsa dello scompenso cardiaco. In letteratura non ci sono dati a supporto di un effetto positivo della cura dell’ipertiroidismo subclinico o della tachicardia nel prevenire lo scompenso cardiaco. Infine, Vidili e colleghi hanno notato che ci sono pochi riscontri sull’effetto dell’ipertiroidismo subclinico sul rischio di decesso, anche se quelli disponibili suggerirebbero un coinvolgimento dell’apparato cardiovascolare.

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che gli effetti dell’ipertiroidismo subclinico sull’apparato cardiovascolare meritano la massima attenzione, soprattutto nelle persone anziane, anche se mancano studi che abbiano valutato i benefici a lungo termine della cura della disfunzione della tiroide sulla prevenzione delle malattie a carico di cuore e di vasi.                  

Tommaso Sacco

Fonte: Subclinical hyperthyroidism: the cardiovascular point of view; European Review for Medical and Pharmacological Sciences, 2021 Apr;25(8):3264-3271.