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Nelle disfunzioni della tiroide la tiroxina libera (FT4) si correla più del TSH ai parametri clinici

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Nelle disfunzioni della tiroide la tiroxina libera (FT4) si correla più del TSH ai parametri clinici

Un gruppo di specialisti australiani ha eseguito una revisione della letteratura per verificare quale sia il parametro di laboratorio più strettamente associato alle variabili cliniche delle disfunzioni della tiroide. I risultati hanno indicato che la concentrazione nel sangue dell’FT4 lo è più di quella del TSH.

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Per individuare e seguire nel tempo le alterazioni della funzione tiroidea, come ipotiroidismo e ipertiroidismo, si usa la misurazione della concentrazione nel sangue del TSH. Sulla base dei risultati di questa valutazione una persona viene classificata come eutiroidea, perché ha un valore normale di TSH e quindi dovrebbero essere normali anche quelli di FT3 e FT4. Invece le viene attribuita una diagnosi di alterata funzione della tiroide se il TSH è anormale. Le concentrazioni degli ormoni della tiroide si valutano per verificare se si tratta di una disfunzione clinicamente evidente, se FT4 e FT3 sono alterate, o subclinica se sono normali. A questo approccio si è arrivati perché si è ritenuto che il TSH fosse l’indicatore più sensibile della funzione tiroidea. Da notare che si è attribuita una notevole rilevanza a ipotiroidismo e ipertiroidismo subclinici così definiti, mentre non se n’è data altrettanta ai quadri, classificati come iper o ipotiroidismo eutiroidei, nei quali il TSH è normale e l’FT4 è aumentata o diminuita. Sempre alla rilevanza assoluta attribuita alle modificazioni del TSH si deve la soluzione del “TSH reflex”. Questo metodo, applicato in molte Regioni italiane, fa sì che, anche se un medico richiede la misurazione di TSH, FT4 e FT3, venga eseguito solo il dosaggio del TSH e si proceda a valutare gli altri ormoni unicamente se il TSH non è normale. Il TSH reflex ha conciliato l’approccio diagnostico “TSH-centrico” con motivazioni di risparmio di spesa, privando il medico e il suo assistito di informazioni aggiuntive utili per la diagnosi. Gli autori australiani hanno eseguito una revisione della letteratura per verificare quale fosse il parametro di laboratorio più strettamente associato alle variabili cliniche caratteristiche delle disfunzioni della tiroide. Fra tali variabili sono state prese in considerazione la fibrillazione atriale, vari tipi di evento cardiovascolare fatale e non, il cancro, la demenza, l’osteoporosi, la Sindrome metabolica, l’obesità, il diabete e diversi parametri caratteristici dell’andamento della gravidanza e dello sviluppo del feto. Gli autori hanno quindi valutato quale fosse stato, negli studi selezionati dalla letteratura, l’esame di laboratorio riguardante la funzione della tiroide l’alterazione del quale si correlava in maniera più diretta alle variabili cliniche sopra elencate. Per farlo è stata eseguita una metanalisi di tutte le associazioni osservate. Gli articoli sottoposti a metanalisi sono stati 58 e hanno espresso un totale di 1880 associazioni fra variabili cliniche e parametri di laboratorio relativi alla tiroide. In generale, per tutti i parametri clinici, si è rilevata un’associazione con i livelli di FT3 e FT4 più stretta di quella osservata con il TSH. Considerando il totale delle 1880 associazioni, i livelli dell’FT4 sono risultati associati significativamente ai parametri clinici nel 50% delle analisi. Le frequenze di associazione fra FT3 e T3 totale (TT3) e per il TSH sono state rispettivamente del 53% e del 23%. Inoltre, sia per l’FT4 che per FT3/TT3, l’associazione con i parametri clinici è stata più stretta, rispetto a quella rilevata per il TSH in maniera statisticamente significativa: p<0.0001. Sottoponendo ad analisi ancora più sofisticate le associazioni dimostrate per FT4 e FT3/TT3 e i parametri clinici, si è dimostrato che quelle con l’FT4 erano più robuste, da un punto di vista statistico, di quelle con FT3/TT3.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che i risultati della loro analisi, eseguita con metodi statistici molto raffinati, hanno contraddetto gli approcci diagnostici attuali, che attribuiscono alle alterazioni del TSH un ruolo decisivo nel definire i percorsi diagnostici che seguono le persone con disfunzioni della tiroide. Hanno formulato anche l’ipotesi che, se le evidenze da loro raccolte fossero confermate, l’attuale definizione di ipotiroidismo e ipertiroidismo subclinici sarebbero da rivedere in quanto l’eutiroidismo non si dovrebbe decidere sulla base del valore del TSH. Infine hanno raccomandato una riconsiderazione dell’approccio diagnostico attuale tutto basato sul TSH.

Volendo semplificare al massimo le evidenze raccolte da questo studio, si potrebbe affermare che la misurazione della concentrazione nel sangue del TSH da sola fornisce indicazioni parziali, nella migliore delle ipotesi, o francamente insufficienti, sulle conseguenze che ipotiroidismo e ipertiroidismo hanno sull’organismo. Sicuramente tali evidenze susciteranno un acceso dibattito fra gli specialisti, molti dei quali hanno sposato, finora, il percorso diagnostico tutto centrato sul TSH. Se i risultati ottenuti nello studio australiano saranno confermati, si auspica che venga rivisto il metodo del TSH reflex, restituendo ai medici e alle persone con disfunzioni della tiroide il diritto di disporre di tutti i dati degli esami di laboratorio più utili a formulare le diagnosi e a seguire nel tempo tali disfunzioni.                            

Tommaso Sacco