Disfunzione della tiroide e comportamento suicida

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Disfunzione della tiroide e comportamento suicida

Un gruppo di specialisti di vari Centri degli Stati Uniti ha eseguito una revisione della letteratura per valutare la relazione tra funzione tiroidea e comportamenti suicidi. I risultati hanno indicato che, nelle persone con questi comportamenti, si rilevano livelli di FT3 e di T4 totale significativamente ridotti, ma sono necessari ulteriori studi per fare chiarezza sulla relazione.

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Le malattie della tiroide sono molto frequenti e influenzano il funzionamento di tutto l’organismo, comprese le funzioni cognitive e la salute mentale in generale. A conferma di ciò, le patologie tiroidee sono state poste in relazione con varie malattie neuropsichiatriche. Un’associazione dibattuta, in particolare, è quella tra disfunzione della ghiandola e suicidio. Per questo motivo Toloza e colleghi hanno eseguito una revisione della letteratura cercando articoli su tutti i principali archivi elettronici, dal momento della loro creazione fino al 20 luglio 2018. Sono stati inclusi nella metanalisi i risultati degli studi che avevano riportato medie e deviazioni standard delle concentrazioni nel sangue di ormone tireostimolante (TSH), tiroxina libera (FT4), triiodotironina libera (FT3), tiroxina totale e triiodotironina totale in persone con comportamenti suicidi. Tali dati sono stati confrontati con quelli di soggetti di controllo, che non avevano avuto i suddetti comportamenti. Gli abstract e i lavori a stampa completi recuperati da Toloza e colleghi sono stati rivisti, in maniera indipendente e in duplicato, cioè ciascun documento è stato analizzato da due specialisti, da 4 esperti. L’analisi ha riguardato i criteri in base ai quali sono stati inclusi i casi, la modalità di raccolta dei dati e i rischi che i risultati fossero penalizzati da fattori confondenti. Dei 2278 articoli individuati dalla ricerca, 13 hanno risposto ai criteri di inclusione prefissati. Essi si riferivano a 13 studi su un totale di 2807 partecipanti, dei quali 826 avevano presentato comportamenti suicidi. La metanalisi dei dati di queste ricerche ha evidenziato che nelle persone che avevano comportamenti suicidi, rispetto a quelle che non li avevano, si erano osservate concentrazioni nel sangue significativamente più basse di FT3 (- 0.20 pg/ml; p=0.002) e di tiroxina totale (- 23 µg/dl; p=0.045). Non si sono rilevate differenze fra i gruppi riguardo a: TSH, FT4 o triiodotironina totale. Gli autori hanno aggiunto che, con la loro strategia di ricerca delle fonti, non sono state identificate ricerche che avessero confrontato la frequenza delle forme subcliniche e clinicamente evidenti di disfunzioni tiroidee con la presenza o l’assenza di comportamenti suicidi. Infine, hanno precisato che gli studi inseriti nella metanalisi avevano un rischio di fattori confondenti da moderato a basso.

Nelle conclusioni Toloza e colleghi hanno segnalato che in letteratura ci sono pochi studi che abbiano valutato la relazione tra funzione della tiroide e comportamenti suicidi. La loro metanalisi ha dimostrato una relazione significativa tra tali comportamenti e ridotte concentrazioni nel sangue di FT3 e di tiroxina totale. Va chiarito, peraltro, che i risultati di questa metanalisi non significano che chiunque abbia questi valori di ormoni tiroidei abbia anche comportamenti suicidi. Per conoscere il livello di probabilità che tali comportamenti si presentino in chi ha queste alterazioni ormonali, si dovrebbe fare la valutazione inversa, cioè verificare, su un’ampia casistica di persone con FT3 e tiroxina totale ridotte, quante mostrano comportamenti suicidi. Per questo, gli stessi Autori hanno auspicato che ulteriori ricerche valutino la dimensione del problema, le sue implicazioni cliniche e i meccanismi che ne sono alla base.       

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