Di quanto iodio c’è bisogno dalla vita fetale all’adolescenza?

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Di quanto iodio c’è bisogno dalla vita fetale all’adolescenza?

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Un gruppo di specialisti ha eseguito una revisione della letteratura sui fabbisogni di iodio a partire da quello del feto, per arrivare all’introito necessario nell’adolescente. I risultati hanno indicato che, nonostante i progressi ottenuti dalle campagne di prevenzione realizzate nei Paesi più sviluppati, la carenza di iodio è ancora un problema in gravidanza e negli adolescenti.

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Lo iodio è un elemento non metallico presente in tracce nell’organismo umano. In particolare, questo ne contiene 15-20 mg nell’adulto, per lo più concentrati nella tiroide. Lo iodio gioca un ruolo essenziale fin dal concepimento, perché condiziona la produzione degli ormoni della tiroide. L’embrione prima e successivamente il feto non producono questi ormoni autonomamente nella prima parte della gravidanza. Una volta si riteneva che la tiroxina non passasse attraverso la placenta nelle prime settimane di sviluppo dell’embrione, mentre oggi è chiaro che la T4 della madre supplisce alla mancata produzione del figlio e che, quindi, si deve evitare la carenza dello iodio durante la gravidanza. In molti Paesi strategie di politica sanitaria mirate a prevenire tale problema hanno determinato aumenti significativi nell’introito generale di questo elemento nella popolazione, ma restano ampie aree di ulteriore miglioramento. In condizioni normali l’assunzione di iodio avviene con cibi come pesci, crostacei e molluschi, che possono contenerne fino a 400 µg/100 gr di peso, mentre lo iodio dell’atmosfera non ha praticamente effetti nel soddisfare i fabbisogni. Lo iodio è assorbito nell’intestino tenue e viene rapidamente eliminato dai reni. Ciò fa sì che, nonostante venga assorbito per il 92%, entro 72 ore i due terzi dello iodio che entra nell’organismo sono eliminati con le urine e solo un terzo arriva alla tiroide. Conoscendo questi meccanismi, bisogna considerare con attenzione i fattori che possono ridurre l’assorbimento e quelli che amplificano l’eliminazione. L’Autorità Europea della Salute Alimentare (European Food Society Autority: EFSA) ha proposto introiti di iodio per l’età pediatrica che vanno da 70 µg/24 ore per i bambini a 150 µg/24 ore per gli adolescenti. Tale apporto dovrebbe garantire concentrazioni nelle urine ≥ 100 µg/L, che sono associate al minor rischio di gozzo da carenza di iodio nei bambini in età scolare. Nell’articolo si forniscono ulteriori dettagli sia sui cibi che hanno i maggiori contenuti di iodio, sia sui fabbisogni di questo elemento specifici delle diverse età della vita. Si ricorda che in molti Paesi, tra i quali l’Italia, l’introduzione in commercio del sale con aggiunta di iodio ha contribuito in maniera decisiva alla riduzione del rischio di carenza dell’elemento. Si segnala che la diffusione di regimi alimentari particolari, come alcune forme estreme di dieta vegetariana, abbia provocato quadri di carenza di iodio in soggetti di tutte le età. Infine si ricorda che, oltre alla carenza, anche l’eccesso di iodio può rappresentare un problema, ma più raramente, soprattutto in età pediatrica.

Nelle conclusioni gli autori hanno auspicato che in futuro si promuova l’assunzione di cibi ricchi di iodio anche come forma di educazione alimentare per bambini e per adolescenti.

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