Proposti criteri di gestione dell’ipotiroidismo subclinico in gravidanza

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Proposti criteri di gestione dell’ipotiroidismo subclinico in gravidanza

Specialisti spagnoli hanno eseguito una complessa ricerca per valutare la frequenza dell’ipotiroidismo subclinico in gravidanza e l’effetto del suo trattamento con levotiroxina. Sulla base dei risultati ottenuti, hanno proposto criteri per la somministrazione precoce di levotiroxina nelle donne con ipotiroidismo subclinico.

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Nonostante il grande interesse per gli effetti delle disfunzioni della tiroide sull’andamento della gravidanza, non sono stati stabiliti i livelli ottimali di ormoni della tiroide da mantenere durante i primi tre mesi dal concepimento, né esistono criteri condivisi circa l’inizio della somministrazione di levotiroxina nelle gravide con ipotiroidismo subclinico. Alcuni autori hanno raccomandato di mantenere le seguenti concentrazioni nel sangue, rispettivamente per il TSH e per l’FT4: inferiore a 2.5 µIU/ml e >7.5 pg/ml. Inoltre, ci sono anche pochi dati a supporto dell’inizio della somministrazione di levotiroxina prima della nona settimana di gravidanza. Per colmare queste lacune, Rukle e colleghi hanno eseguito una ricerca composta di due parti. In una si sono posti l’obiettivo di definire la frequenza di valori di TSH di 2.5 µIU/ml e di FT4 di 7.5 pg/ml all’ottava settimana di gravidanza delle donne gravide. Nella seconda parte dello studio hanno valutato gli effetti della somministrazione di levotiroxina, prima della nona settimana di gestazione, sull’evoluzione della gravidanza in donne con TSH ≥ 2.5 µIU/ml e/o FT4 ≤7.5 pg/ml. Nella prima parte della ricerca sono state incluse 2.768 donne sottoposte alla prima visita per gravidanza tra il 2013 e il 2014. Nella seconda sono state arruolate 3.026 donne tra il 2015 e il 2016. Il numero finale di soggetti valutati è stato rispettivamente di 2.043 per la prima parte dello studio e di 2.069 per la seconda. I risultati hanno evidenziato che il 17.9% delle gravide esaminate aveva livelli di FT4 inferiori a 7.5 pg/ml e il 75.8% presentava concentrazioni di TSH nel sangue di minori di 2.5 µIU/ml. Le donne con TSH ≥ 2.5 µIU/ml avevano una frequenza di aborti superiore a quella dei soggetti con valori inferiori a 2.5 µIU/ml (rapporto di probabilità 2.33; intervallo di confidenza al 95% 1.58-3.12). Lo stesso si è osservato nel confronto tra chi aveva l’FT4 ≤ 7.5 pg/ml rispetto a chi aveva valori superiori a 7.5 pg/ml (rapporto di probabilità 4.81; intervallo di confidenza al 95% 3.25-8.89). Nella seconda parte della ricerca si è osservato che un totale di 1.259 donne aveva valori ottimali di TSH e di FT4 (sottogruppo 1), 672 casi (32.4%) avevano valori non ottimali di TSH o di FT4 (sottogruppo 2) e 138 (6.7%) avevano concentrazioni non ottimali sia di TSH che di FT4 (sottogruppo 3). Il 58.3% delle gravide del sottogruppo 2 e il 63.8% del sottogruppo 3 ha iniziato l’assunzione di levotiroxina prima della nona settimana di gravidanza. Alla ventiquattresima settimana di gravidanza, il valore medio registrato per il TSH è stato di 1.96 ± 1.22 µIU/ml e quello dell’FT4 è stato di 7.07 ± 1.25 pg/ml. Il valore più alto di FT4 che è stato raggiunto è stato di 12.84 pg/ml e il rischio corretto di comparsa di eventi indesiderati nelle donne che hanno iniziato precocemente la terapia con levotiroxina è variato tra 0.71 (0.43-0.91) nel sottogruppo 2 e di 0.80 (0.66-0.94) nel sottogruppo 3.

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che la somministrazione di levotiroxina prima della nona settimana di gravidanza, o in corrispondenza di tale tempo, avevano valori di TSH ≥ 2.5 µIU/ml e di FT4 ≤ 7.5 pg/ml, indicativi della presenza di ipotiroidismo subclinico, è sicura e ha migliorato l’evoluzione della gravidanza. Hanno quindi proposto di prendere tali valori come riferimento per la somministrazione della tlevotiroxina che, a loro parere, andrebbe iniziata il prima possibile.                             

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