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Individuato un possibile meccanismo di entrata del COVID-19 nelle cellule della tiroide

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Individuato un possibile meccanismo di entrata del COVID-19 nelle cellule della tiroide

Un gruppo di specialisti italiani ha valutato la presenza dell’enzima ACE-2 nelle cellule della tiroide. I risultati hanno confermato la presenza di tale enzima e questo, secondo gli autori, potrebbe spiegare gli effetti che l’infezione da SARS-CoV-2 ha sulla tiroide.

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Rotondi e colleghi sono partiti dalle informazioni, ormai consolidate, circa il ruolo dell’enzima di conversione dell’angiotensina-2 (in inglese Angiotensin Converting Enzyme 2: ACE-2) come molecola di attacco del virus SARS-CoV-2, che permette la successiva entrata di quest’ultimo nelle cellule dell’organismo umano. È noto anche che le cellule che esprimono l’ACE-2 si trovano in molti tessuti, da quelli delle basse vie respiratorie, a quelli del cuore e della mucosa gastrointestinale. Alcuni autori hanno confermato, con prove di laboratorio, che la presenza dell’ACE-2 nelle cellule dell’ospite è indispensabile per lo sviluppo dell’infezione da SARS-CoV-2 e altri hanno rilevato che, somministrando anticorpi anti-ACE-2, si può prevenire l’entrata del virus anche nelle cellule che presentano la molecola. L’ipotesi che l’infezione da SARS-CoV-2 si possa localizzare anche nella tiroide è basata, innanzitutto, sull’individuazione di strutture simili a virus nelle cellule dei follicoli della tiroide di persone con tiroiditi autoimmuni. Quanto all’impatto dell’attuale epidemia da SARS-CoV-2 sulla tiroide sono stati pubblicati casi clinici di tiroiditi subacute in soggetti con l’infezione prodotta dal virus. Altri elementi che suggeriscono un coinvolgimento della tiroide nell’infezione da SARS-CoV-2 sono la contiguità della ghiandola alle vie aeree superiori, principale via di entrata del virus nell’organismo, e l’osservazione di disfunzioni della tiroide in un numero rilevante di persone con l’infezione. Precedenti ricerche hanno suggerito la presenza dell’ACE-2 in molte cellule, fra le quali quelle della tiroide, ma non è stata confermata quella dell’RNA messaggero che serve a programmare la produzione dell’ACE-2 in questi elementi cellulari. ,Per questo motivo, Rotondi e colleghi hanno valutato se campioni di tessuto della tiroide esprimevano l’RNA messaggero. È stato impiegato un metodo di laboratorio denominato reazione a catena della polimerasi (in inglese Polymerase Chain Reaction: PCR) in tempo reale per isolare l’RNA messaggero in cellule della tiroide ottenute da ghiandole rimosse con intervento chirurgico da persone con tumori della ghiandola. In particolare, si sono impiegate le cellule del lobo privo di neoplasia di ghiandole rimosse con interventi di tiroidectomia totale. I risultati hanno confermato la presenza dell’RNA messaggero necessario per produrre l’ACE-2 in tutti i campioni di cellule della tiroide analizzati. Inoltre, il livello di trascrizione dell’RNA messaggero dell’ACE-2 è stato elevato sia nei campioni del tessuto, che nelle singole cellule coltivate in laboratorio. Gli autori hanno evidenziato che il loro studio ha dimostrato, per la prima volta, che le cellule della tiroide esprimono l’RNA messaggero che serve a produrre l’ACE-2, che funge da recettore per il SARS-CoV-2. Sulla base di tale riscontro, hanno concluso che la tiroide potrebbe essere coinvolta direttamente da infezioni provocate da questo virus e che ciò spiegherebbe la segnalazione di casi di tiroiditi subacute poste in relazione con il virus.

Tommaso Sacco

Fonte: Detection of SARS‑COV‑2 receptor ACE‑2 mRNA in thyroid cells: a clue for COVID‑19‑related subacute thyroiditis; Journal of Endocrinological Investigation, Oct 6 2020.